Regeni, Pignatone: “Si arriverà a verità? Non so. Indagini egiziane”

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Il procuratore di Roma: “Noi collaboriamo nel limite del possibile”. Accolta la maggior parte delle richieste fatte ai magistrati del Cairo, ma mancano i traffici di celle telefoniche

Arriveremo alla verità sul caso Regeni? "Non lo so. Deve essere chiaro che le indagini sono in capo all'autorità e alla polizia giudiziaria egiziane. Noi collaboriamo nel limite del possibile" ha detto oggi il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, rispondendo a una domanda durante una tavola rotonda in Cassazione in memoria dei magistrati vittime del terrorismo.

Da ambienti di Piazzale Clodio, dopo il vertice tra investigatori ed inquirenti tenutosi oggi, si apprende comunque che è stata accolta buona parte delle richieste della procura di Roma alla magistratura del Cairo.

Ed è stato comunque definito "utile e cordiale" l'incontro di domenica scorsa nella capitale egiziana in cui è stato consegnato ai funzionari di Sco e Ros la maggior parte dei documenti richiesti con la seconda rogatoria.

 

Mancano i traffici di celle telefoniche - Mancano però ancora i traffici di celle telefoniche considerate utili per lo sviluppo delle indagini, i tabulati di due utenze di egiziani ed alcuni verbali di informazione. Tutta la documentazione dovrà poi essere tradotta. Tra una decina di giorni gli inquirenti di piazzale Clodio potranno fare una prima valutazione degli atti ricevuti.

Agli investigatori italiani sono stati consegnati anche  i risultati dell'autopsia fatta sui 5 banditi che, secondo le autorità del Cairo avrebbero rapito Regeni morendo poi in un conflitto a fuoco  con le forze dell'ordine.

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