1' di lettura

Il tribunale: il killer sta subendo "trattamenti inumani e degradanti" in quanto viene mantenuto in isolamento totale da circa cinque anni. Il 22 luglio 2011 uccise 77 persone

Anders Breivik, autore della strage di Utoya e di Oslo del 2011, ha vinto la causa intentata contro lo Stato norvegese per violazione dei diritti umani nella prigione in cui è rinchiuso da quasi cinque anni. Il giudice della Corte distrettuale di Oslo ha riconosciuto che le condizioni carcerarie che sono riservate all’uomo, che uccise 77 persone, "costituiscono un trattamento disumano". La richiesta per "detenzione disumana" era stata intentata dal killer che, presentatori in tribunale a marzo per spiegare le sue ragioni, aveva rivolto ai giudici della Corte il saluto nazista.

 

I diritti vanno applicati anche ad assassini - Il diritto "rappresenta un valore fondamentale in una società democratica" e viene applicato anche ai "terroristi e agli assassini", ha detto il giudice Helen Andenæs Sekulic. La Corte ha invece respinto un'altra richiesta del killer, contrario al controllo della sua corrispondenza.

 

Mentalmente vulnerabile - In carcere Anders Breivik dispone di una cella di 31 metri quadrati divisi in tre settori - area notte, area studi e area per esercizi fisici  - con televisore, lettore DVD, una console per i  giochi, una macchina da scrivere, libri e giornali.

Secondo il suo legale, però, il 36enne sarebbe "mentalmente vulnerabile" e l'isolamento potrebbe portarlo a danneggiare se stesso.

 

Le stragi -  Il 22 luglio di cinque anni fa, Breivik fece esplodere una bomba nei pressi del palazzo del governo di Oslo, poi aprì il fuoco ad un meeting di giovani sostenitori del partito laburista norvegese sull’isola di Utoya a una cinquantina di chilometri dalla capitale.  

Secondo il killer, le sue vittime, alcune 14enni, erano attivisti indottrinati la cui apertura al multiculturalismo minacciava di alterare la purezza della razza norvegese. Il 24 agosto 2012, fu dichiarato sano di mente e condananto a 21 anni di reclusione.

Leggi tutto