Panama Papers, c’è anche Putin. Il Cremlino accusa: opera della Cia

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Per la presidenza russa gli autori dello scoop sarebbero il dipartimento di Stato americano e i servizi segreti. Imbarazzo a Downing Street per il padre del premier Cameron: “Questione privata”. E il governo di Panama apre un’inchiesta. Trulli a Sky TG24: la mia società è registrata 

Leader mondiali, miliardari, star del calcio e della tv (FOTO). Sono le personalità colpite da quello che sembra essere uno dei più grandi scandali della storia che vede coinvolte banche, studi legali e società rei di aver portato i capitali dei più potenti del mondo nei paradisi fiscali.

 

 

Cosa sono i Panama Papers - I Panama Papers, così sono stati ribattezzati i dossier trafugati dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama, contengono informazioni riservate di 40 anni di scambi di email, registrazioni finanziarie, un'indagine svolta da più di 100 gruppi di giornalisti di tutto il mondo.

“E’ un crimine” accusa Ramon Fonseca, uno dei due fondatori dello studio legale Mossack Fonseca. "E' un attacco a Panama – continua – perché molti Paesi non gradiscono il fatto che siamo molto competitivi nell'attrarre le imprese”.

 

 

Cremlino: è Putinfobia - Anche se non esplicitamente citato, uno dei nomi che pesano di più è quello di Vladimir Putin. Il presidente russo, con l'aiuto di banche, società e persone legate a lui, avrebbe evaso 2 miliardi di dollari. Immediata la presa di posizione del Cremlino, che va all’attacco e parla di “Putinfobia”. Per la presidenza russa, infatti, gli autori del presunto scoop sarebbero gli agenti del dipartimento di Stato Usa, la Cia e altri servizi speciali. 

 

Imbarazzo a Downing Street - Si chiude invece dietro a un secco ‘no comment’ Downing Street, dopo la notizia del presunto coinvolgimento del padre del premier britannico, David Cameron, Ian, scomparso nel 2010, fra i presunti beneficiari di operazioni fiscali off-shore. "E' una questione privata", si è limitata a rispondere una portavoce del premier senza precisare se la famiglia controlli ancora conti all'estero ereditati dal padre dell'attuale capo del governo.

 

Petizione contro premier in Islanda -  E rifiuta di dimettersi il premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson, nonostante oltre 16mila cittadini abbiano firmato una petizione contro di lui. I documenti dello studio legale Mossack Fonseca rivelano che Gunnlaugsson possedeva insieme con la moglie una società offshore sulle isole Vergini mai dichiarata. La società avrebbe avuto inoltre investimenti per milioni in obbligazioni di tre banche islandesi, fallite durante la crisi finanziaria del 2008. 

 

La prima inchiesta - Decide invece di aprire un’indagine l’Australia. Si tratta del primo degli oltre 20 paesi coinvolti nello scandalo. Lo scrive il Financial Times citando l'Agenzia delle entrate australiana che tempo fa aveva ricevuto segnalazioni su circa 800 persone residenti legati allo studio legale Mossak Fonseca, al centro dell'indagine. Via libera anche dal governo panamense, che afferma che “coopererà con forza” con la giustizia, se chiamato in causa per la vicenda dei paradisi fiscali venuta alla luce con 'Panama Papers'. 

 

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