Egitto, violenze sul corpo di Giulio Regeni. L'Italia: fare chiarezza

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Il 28enne è stato ritrovato in un fosso con segni di percosse, bruciature e tagli. Due le versioni: atto criminale per la Procura, incidente stradale per la polizia. Renzi e Mattarella: sia fatta luce. Il dottorando scriveva per Il Manifesto: L'attività che svolgeva era esclusivamente da studioso e non da attivista" dice a Sky TG24 il giornalista Giuseppe Acconcia

L'Italia chiede con forza chiarezza sulla morte di Giulio Regeni, il giovane ricercatore friulano scomparso la notte del 25 gennaio a il Cairo e ritrovato il 3 febbraio ai margini dell'autostrada, alla periferia della capitale egiziana. E a ragione. Perché, sebbene le autorità egiziane abbiano assicurato la massima collaborazione nelle indagini, le ricostruzioni che arrivano dall'Egitto sono confuse e contraddittorie.

Due versioni  molto diverse tra loro
- L'ambasciatore egiziano a Roma, Amr Mostafa Kamal Helmy, ha parlato di un "atto criminale", senza tuttavia precisarne la natura. Ma il direttore dell'Amministrazione generale delle indagini di Giza, generale Khaled Shalabi, ha sostenuto che "non c'è alcun sospetto crimine dietro la morte del 28enne” e "che le indagini preliminari parlano di un incidente stradale".

Violenze sul corpo – Secondo l’autopsia invece la morte del 28enne è stata provocata da un forte colpo alla testa provocato da un corpo contundente. Confermate inoltre le numerose ferite in varie parti del corpo Ci sarebbero infatti segni di bruciature di sigaretta, torture, ferite da coltello. Tutti indizi di una “morte lenta” secondo la Procura, che parla anche di "contusioni accanto agli occhi, come fossero il risultato di un pugno". Il corpo, intanto, è stato consegnato dalle autorità egiziane all'Ospedale italiano 'Umberto I' del Cairo.

Fare chiarezza – Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella chiedono entrambi che sia fatta piena luce "sulla preoccupante dinamica degli avvenimenti, consentendo di assicurare alla giustizia i responsabili di un crimine così efferato, che non può rimanere impunito".

Nessuna ipotesi ufficiale sui motivi del delitto - Al momento non c'è nessuna ipotesi ufficiale sulla matrice del delitto di cui è stato vittima il dottorando di Cambridge che, da settembre, abitava in un appartamento del Cairo per scrivere una tesi sull'economia egiziana presso l'American University. L'unica notizia certa è che il corpo del 28enne è stato trovato nella periferia nord del Cairo, in un luogo lontano sia dalla residenza del giovane (el Dokki, quartiere centrale di Giza) sia dal luogo dove aveva appuntamento con il suo amico il 25 gennaio scorso (centro del Cairo). Un'altra ipotesi emersa, diffusa stavolta dal quotidiano al Masry al Youm, è che il ragazzo possa essere stato ucciso durante una rapina finita male, indicando in tal senso la natura "criminale e non politica" del delitto.

"Un ragazzo d'oro" - Nelle ultime ore emergono poi particolari della vita di Giulio Regeni, un giovane dalle doti notevoli: dai 12 ai 14 anni era stato sindaco dei ragazzi del suo comune, poi aveva lasciato Fiumicello per frequentare il liceo a Trieste, il Petrarca. Poi, l'estero: una borsa di studio, gli ultimi tre anni di liceo nel New Mexico, negli Stati Uniti, nel Collegio del Mondo Unito. Infine l'Università in Inghilterra. Prima a Oxford dove ha conseguito una laurea a indirizzo umanistico e poi il dottorato a Cambridge, che lo aveva portato al Cairo.   



"Aveva paura" -  Più volte aveva scritto per Il Manifesto ma aveva preferito non firmare gli articoli perché "aveva paura per la sua incolumità", dice a Sky TG24 Giuseppe Acconcia, collaboratore del quotidiano, che conosceva Regeni. "Giulio - aggiunge - si occupava soprattutto di movimenti operai e di sindacalismo indipendente" e aveva contatti con l'opposizione egiziana. Ma “l'attività che svolgeva era esclusivamente da studioso e non da attivista".
 

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