Turchia, terrorista aveva chiesto asilo. "Fermati altri 4 sospetti"

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Il premier turco ha annunciato l'arresto di altre persone per presunti legami con il kamikaze che martedì ha ucciso 10 turisti tedeschi a Istanbul. Rilasciata una donna fermata nelle scorse ore. Controlli in tutto il Paese: oltre 60 sospetti finiti in prigione, tra cui 3 cittadini russi accusati di aver fornito sostegno logistico all'Isis. L'attentatore il 5 gennaio si era presentato in un centro di accoglienza per migranti

Aveva chiesto asilo politico in Turchia il 5 gennaio, una settimana prima dell’attentato. Sono queste le ultime novità sul kamikaze che il 12 gennaio è entrato in azione a Istanbul, nella centralissima piazza Sultanahmet, e ha provocato la morte di 10 turisti, tutti tedeschi, e il ferimento di altre 15 persone (6 sono ancora in ospedale, 2 in gravi condizioni). Si chiamava Nabil Fadli, aveva 28 anni: siriano, ma nato in Arabia Saudita, era legato all’Isis. Ma, ha accusato il premier turco Ahmet Davutoglu, potrebbero esserci "attori segreti dietro l'attacco" che hanno usato lo Stato islamico come "subappaltatore" e come “pedina”. Il riferimento, tra gli altri, sarebbe al presidente siriano Bashar al Assad.

"Fermati altri 4 sospetti" - Davutoglu ha poi annunciato che sono stati "fermati altri 4 sospetti" per presunti legami con l'attentatore. Un'altra persona sarebbe stata fermata già la sera dell'attacco. Rilasciata, invece, un'altra donna sospettata di avere legami con il kamikaze: il suo cellulare, dal quale erano emersi contatti con il terrorista, le era stato rubato la scorsa settimana.

Kamikaze aveva chiesto asilo  -
Il kamikaze, secondo quanto trapela, il 5 gennaio scorso si sarebbe presentato in un centro di accoglienza per migranti di Istanbul accompagnato da 4 persone (IL VIDEO). "Le sue impronte sono state prese e registrate. Ma non era in alcuna lista di ricercati. Né in altre liste inviateci da altri paesi", ha spiegato il ministro dell’Interno, Efkan Ala, in una conferenza stampa congiunta con il collega tedesco Thomas de Maiziere. Quest'ultimo ha precisato che non ci sono indicazioni che lascino pensare che i tedeschi siano stati presi deliberatamente come obiettivo e che non c'è motivo di rivedere programmi di viaggio in Turchia. I turisti a Istanbul, però, sono preoccupati:

 

 

 

Arresti -  In tutto il Paese, intanto, i controlli si fanno più stringenti. E sono oltre 60 le persone finite in manette perché sospettate di essere affiliate allo Stato islamico. Fra loro ci sono tre russi, fermati ad Antalya e accusati di aver fornito sostegno logistico all'organizzazione.

Il caso russo
- "Le ragioni della loro detenzione si stanno chiarendo", ha precisato il console generale della Federazione russa ad Antalya, Aleksandr Tolstopiatenko. Secondo una fonte citata da Ria Novosti, la Russia è in possesso di informazioni secondo le quali tutti e tre i suoi cittadini detenuti in Turchia hanno connessioni o sono coinvolti in gruppi terroristici stranieri. Il quotidiano filo-governativo turco Star, invece, si spinge oltre e in prima pagina lancia l’accusa: "Il sospettato è Putin". Il giornale conservatore accusa il presidente della Federazione russa di avere un rapporto di stretta collaborazione con organizzazioni terroristiche attive nella regione, insieme al presidente siriano Bashar al-Assad e all'Iran.

Turchia e Isis -
Dopo anni di politica giudicata morbida dai suoi stessi alleati, il governo turco si ritrova in casa cellule dell'Isis che negli ultimi sei mesi sono state in grado di mettere in atto tre attacchi in tre aree lontanissime del Paese, ma sempre con le stesse modalità: un kamikaze che si fa esplodere in mezzo alla folla, colpendo obiettivi strategici (I PRECEDENTI). 

Data ultima modifica 13 gennaio 2016 ore 22:15

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