Isis, Usa e Russia negoziano per risoluzione al Consiglio di Sicurezza

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Washington e Mosca al lavoro su un documento delle Nazioni Unite per tagliare le gambe ai finanziatori del Califfato. Lo scorso febbraio il Cremlino aveva posto il veto su un testo simile. A far cambiare posizione sarebbe la tensione con la Turchia. L'Iraq, intanto, chiede il ritiro delle truppe di Ankara entrate nel Paese per addestrare i miliziani curdi contro i jihadisti

Stati Uniti e Russia stanno negoziando una nuova risoluzione al Consiglio di sicurezza dell'Onu per colpire le finanze dell'Isis. Lo riferisce il New York Times. Lo scopo della bozza congiunta è quella di un giro di vite contro chi commercia con lo Stato islamico. La bozza sarà discussa il 17 dicembre in una riunione con i ministri delle Finanze dei 15 membri del Consiglio. Lo scorso febbraio Mosca usò il suo diritto di veto per bloccare una risoluzione dai contenuti simili.

Cambio della Russia dopo abbattimento jet
- A cambiare l'atteggiamento russo, la tensione con la Turchia dopo l'abbattimento del jet di Mosca il 24 novembre scorso ad opera di 2 F-16 di Ankara. Da allora Vladimir Putin ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan di proteggere l'Isis perché la sua famiglia farebbe affari con gli uomini di Abu Bakr al Baghdadi acquistando greggio di contrabbando. L'ambasciatore russo all'Onu, Vitaly Churkin, pur senza citare Ankara, ha spiegato che ora Mosca vuole che le nuove misure includano l'obbligo per l'ufficio del segretario generale di riferire chi sta violando il divieto di fare affari o finanziare l'Isis.

Truppe turche in Iraq
- Nel frattempo, però, sale la tensione anche tra Turchia e Iraq dopo che un primo contingente di soldati turchi è arrivato vicino a Mosul, nel nord del Paese. Il premier Haidar al-Abadi ha chiesto ad Ankara di ritirare i suoi uomini dal territorio iracheno e il presidente Fuad Massum ha definito l’ingresso delle forze turche nella provincia di Ninive “una violazione delle norme internazionali e della sovranità irachena”. Ma il dispiegamento delle truppe di Ankara, secondo il quotidiano Hurriyet, sarebbe il frutto di un accordo con il governo della regione autonoma del Kurdistan iracheno: il via libera sarebbe arrivato durante l'incontro del 4 novembre scorso a Erbil tra l'allora ministro degli Esteri turco, Feridun Sinirlioglu, e il presidente curdo-iracheno, Massud Barzani. In base all’accordo, la Turchia avrà una base militare permanente nella zona di Bashiqa, sotto il controllo dell’Isis, per facilitare l’addestramento di miliziani curdi e altri gruppi contro lo Stato islamico. “I nostri soldati fanno un'attività di routine per addestrare e proteggere la zona. La Turchia non mira al territorio di nessun Paese. Le priorità della Turchia sono il benessere e la sicurezza dell'Iraq e della Siria”, ha detto il premier Ahmet Davutoglu in un discorso in tv.

Iran: "Abbiamo prove di traffici dell'Isis in Turchia"
- Un'altra stoccata alla Turchia arriva anche dall'Iran, dove Mohsen Rezai, segretario del Consiglio per il discernimento (organo deputato a risolvere le controversie tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani) sostiene che "se il governo turco non ha informazioni sul commercio di petrolio da parte dell'Isis nel suo Paese, siamo pronti a metterle a sua disposizione". I consiglieri militari iraniani in Siria, ha proseguito, "hanno fatto foto e filmato tutto il percorso dei camion che portano il petrolio dell'Isis in Turchia, prove che possono essere rese pubbliche".

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