Mosca accusa Erdogan: compra petrolio dall'Isis. La Turchia: calunnie

1' di lettura

La Russia attacca il presidente turco e mostra alcune foto che proverebbero i traffici. Washington nega. La replica turca: “Nessuno ha il diritto di calunniarci”. Intanto si allarga l'asse contro il Daesh: dagli Usa nuove forze speciali. Londra dà l'ok ai raid inglesi: primi bombardamenti nella notte. Venerdì la decisione di Berlino sull'intervento dei tornado da ricognizione

Nuove accuse da Mosca ad Ankara dopo il caso del jet russo abbattuto dalle forze turche. L'accusa è quella di acquistare il petrolio rubato dall'Isis (GUARDA LE FOTO). E mentre la tensione tra i due paesi cresce, i parlamentari inglesi hanno dato il via libera ai raid aerei britannici in Siria e nella notte sono già stati effettuati i primi bombardamenti. Una decisione che è arrivata dopo la clamorosa bocciatura dell’estate 2013. Hanno votato sì oltre 60 laburisti su 232, no una dozzina di Conservatori.

 

Mosca accusa Ankara - Mosca ha accusato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e la sua famiglia di acquistare il petrolio rubato dall'Isis in Iraq e in Siria. "Secondo le nostre informazioni, in questo affare criminale sono coinvolti il presidente Erdogan e la sua famiglia", ha affermato il viceministro della Difesa Anatoli Antonov, nel corso di una conferenza stampa. "Nessuno ha il diritto di calunniare la Turchia”, ha risposto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ribadendo che è pronto a dimettersi nel caso in cui la Russia provi le sue accuse. "Non ho perso i miei valori a tal punto di comprare petrolio da una organizzazione terroristica". Anche il Dipartimento di Stato Usa nega che ci sia qualunque tipo di legame che suggerisca un coinvolgimento della Turchia nei traffici sul contrabbando di petrolio con l'Isis.

 

 

Tornado da ricognizione - Venerdì, invece, sarà il Bundestag di Berlino a dover esprimersi sulla missione militare tedesca contro Isis. Anche in questo caso, la maggioranza è data per certa. L'intervento dei tornado da ricognizione e della nave da guerra che blinderà la portaerei francese Charles de Gaulle è già stato approvato dal gabinetto di Angela Merkel.
Notizie, queste, che arrivano proprio quando il Pentagono ha annunciato il dispiegamento in Iraq di una nuova forza di elite più ampia delle 50 unità speciali già operative in Siria.

Si rafforza la coalizione anti-Isis -
Gli Stati Uniti sono quindi pronti ad espandere la loro azione militare in Siria ed Iraq inviando altri uomini. Ma il presidente americano - parlando prima di lasciare la conferenza sul clima a Parigi - non arretra di un millimetro: avanti con i raid aerei, con azioni mirate sul territorio da parte di piccoli commando e con la formazione e l'addestramento delle forze alleate locali. No invece ad un vero e proprio coinvolgimento di truppe Usa nei combattimenti in prima linea. Obama, intanto, chiede a Russia e Turchia di allentare la tensione.

Italia non pregiudizialmente contraria a intervento militare – Per quanto riguarda l’Italia “non siamo pregiudizialmente ostili a interventi militari, purché non si faccia come in Libia, con interventi senza strategia", ha detto Matteo Renzi. "Siamo pronti a fare di più” di quanto si faccia ora, "ma non accetterò mai che la politica estera sia lasciata alle emozioni. Una cosa è la guerra davvero e altra le discussioni parlamentari” ha aggiunto. Dalle colonne del Corriere della Sera il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi torna sull'ipotesi della partecipazione dell'Italia ad operazioni in Siria nel caso in cui si realizzasse la 'grande alleanza' contro l'Isis: "Non possiamo illuderci che altri facciano le guerre per noi e aspettare di lucrarne i benefici”. Qualcosa “dovremo fare certamente", aggiunge, sottolineando di essere "a piena disposizione del mio Paese per sostenere il costituirsi di una coalizione sotto l'egida dell' Onu".
"Quanto a Renzi, la prudenza nel combattere il regime di Assad in assenza di un'alternativa migliore è un atteggiamento saggio. La prudenza nel combattere lo Stato Islamico", sostiene il leader di Fi, "è una ambiguità che non ci possiamo permettere".

Data ultima modifica 02 dicembre 2015 ore 17:21

Leggi tutto