Parigi e Beirut, critiche a Facebook per la gestione delle emergenze

Il filtro di Facebook che permette di cambiare la propria immagine del profilo in solidarietà con le vittime degli attentati di Parigi
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Dopo gli attentati in Francia il social network ha attivato funzionalità come il "Safety Check" o la possibilità di colorare la propria foto profilo con il tricolore. In molti, però, si sono chiesti perché le stesse iniziative non sono state prese per le bombe esplose pochi giorni prima in Libano. E il dibattito sul diverso peso dato alle tragedie si riapre

La solidarietà passa anche attraverso i social network. Lo dimostrano gli hashtag diventati popolari dopo gli attacchi di Parigi con tanto di immagine-simbolo, la Torre Eiffel che si fonde nel segno della pace, condivisa migliaia di volte online. Non stupisce dunque che, nelle ore successive agli attentati che hanno provocato 129 morti, Facebook abbia offerto a tutti gli utenti la possibilità di sovrapporre alla foto del proprio profilo la bandiera francese. Non solo, la piattaforma fondata da Mark Zuckerberg ha attivato, per la prima volta per un evento di questo tipo, la funzionalità Safety Check, per permettere a chi si trovava nella capitale francese di informare gli amici sulla propria situazione. 

Le mosse del social network, ispirate dalle migliori intenzioni, hanno però suscitato anche qualche polemica dal momento che la stessa sensibilità non era stata mostrata pochi giorni prima in occasione degli attentati che avevano colpito Beirut, in Libano, provocando oltre 40 vittime. Secondo i critici, Facebook sarebbe colpevole, come molti media occidentali, di empatia selettiva.

 

La risposta – La discussione è cresciuta a tal punto che lo stesso social network ha deciso di intervenire, spiegando le ragioni delle proprie scelte. Secondo Alex Schultz, Vice President of Growth di Facebook, c'è sempre una prima volta e la decisione di provare la funzionalità Safety Check in occasione degli attentati parigini si è basata su una valutazione della situazione sul campo. “Facebook è subito diventato un posto dove le persone condividevano informazioni e provavano a sincerarsi delle condizioni dei propri cari. Abbiamo parlato con i nostri dipendenti sul posto e abbiamo capito che c'era un bisogno a cui potevamo rispondere”, ha spiegato Schultz. Insomma, dal punto di vista dell'azienda, non ci sarebbe stata nessuna asimmetria della solidarietà, solo la decisione di iniziare a sperimentare lo strumento laddove si pensava fosse più utile. 

 

Parigi o Nairobi? - Per quanto riguarda la possibilità di cambiare l'immagine del profilo con la bandiera francese e non con quella libanese, il social network, pur interpellato in proposito dal magazine online Mashable, non ha fornito precisazioni. La stessa testata ha comunque spiegato come, con un procedimento un po' più lungo, sia possibile adottare i colori nazionali del Paese mediorientale nella propria pagina personale sulla piattaforma. Di certo, le decisioni di Facebook si sono inserite in un più ampio dibattito sul diverso peso che media e opinioni pubbliche occidentali sembrano dare a tragedie che accadono in differenti luoghi. Come è stato notato, la vicinanza geografica o la familiarità con una nazione o una città  - grazie al turismo o ai film - incide sulla capacità delle persone di sentirsi più vicini alle vittime di disastri o attentati. E questo vale anche per i social media. Un fatto confermato indirettamente anche dal rinnovato interesse emerso in questi giorni su Twitter e Facebook per l'attentato avvenuto in Kenya l'aprile scorso in cui sono morte più di 140 persone. Come raccontato dal Washington Post, migliaia di utenti nelle ultime ore hanno condiviso la notizia dell'evento convinti si trattasse di un fatto accaduto in questi giorni. Evidentemente, era la prima volta che venivano a conoscenza della tragedia kenyana in cui hanno perso la vita centinaia di studenti ma che ha avuto un'eco inferiore a quella parigina. La constatazione ha fatto riflettere molti, una volta di più, sulla diversa attenzione dedicata alle vittime di tragedie analoghe. 

 

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