Facebook: dall’India agli Usa, sempre più richieste di dati

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Il team di Mark Zuckerberg ha rilasciato l’aggiornamento del rapporto che rivela come i governi dei paesi di tutto il mondo sorvegliano il web attraverso le attività degli utenti sul social network. In aumento anche le richieste di Francia, Germania e Gran Bretagna

L'interesse dei governi del mondo sui contenuti condivisi online è sempre più alto e negli ultimi mesi le richieste di rimozione di materiali considerati illegali sono aumentate. A confermarlo è l’ultimo Global Government Requests Report, il rapporto rilasciato da Facebook a partire dal 2013 che evidenzia le domande provenienti dagli enti governativi in materia di trasparenza online.

 

Il report – Come noto, il social network fondato da Mark Zuckerberg fornisce informazioni sul numero di richieste che riceve da parte dei vari Paesi in merito ai dati degli utenti (fra cui indirizzi IP e conversazioni), ai contenuti da eliminare a causa di violazioni della legge (si spazia dalla propaganda nazista in Germania a raffigurazioni di crimini violenti) e a materiali controversi che possono interessare la sicurezza nazionale. In generale, il rapporto mostra come questo tipo di ingerenza sia aumentata rispetto al secondo semestre del 2014. La crescita registrata è del 112%: le domande di rimozione hanno riguardato nei primi sei mesi di quest’anno 20.568 contenuti contro i 9.707 precedenti, mentre sono stati richiesti i dati relativi a 41.214 utenti, il 18% in più rispetto ai 35.051 del report precedente. 

 

Stati Uniti ed Europa – I più attivi in questo senso sono stati funzionari del governo americano.  Gli Stati Uniti da gennaio a giugno 2015 hanno richiesto informazioni inerenti a 26.579 account (oltre il 60% delle domande globali) e per quasi l’80% di essi li hanno ottenuti; nella seconda metà del 2014 erano stati 21.731. Anche i numeri di Francia, Germania e Gran Bretagna sono in aumento. In Francia sono stati rimossi in totale “appena” 295 contenuti ritenuti illegali e sono state chieste informazioni in merito a neppure tremila utenti, dati non molto diversi da quelli tedeschi, dove la maggior parte degli interventi riguarda materiali che negano l’Olocausto. Nel Regno Unito sono stati un po’ di più gli utenti soggetti a controllo (oltre 4.400 dati richiesti, di cui il 78% concessi), mentre in Italia ci si è fermati a poco più di mille dati riguardanti gli utenti svelati.

 

L’India triplica – Notizie preoccupanti arrivano infine dall'Asia. Dalla pubblicazione dello scorso rapporto, il controllo del governo indiano ha stretto la cinghia intorno al web (va ricordato che l’India è il secondo paese dopo gli Stati Uniti ad avere il maggior numero di utenti, 130 milioni, sul social network), arrivando quasi a triplicare le richieste di rimozione di contenuti considerati illegali: dalle 5.832 effettuate tra giugno e dicembre 2014 alle 15.155 degli ultimi mesi. Per essere prese in considerazione dal team di Mark Zuckerberg le richieste devono fare riferimento a situazioni illegali e la società ha dichiarato di essere intervenuta per evitare disordini di carattere religioso nel paese, come si legge online: “Abbiamo limitato l'accesso in India per contenuti segnalati principalmente dalle forze dell'ordine e l'India Computer Emergency Response Team all'interno del Ministero delle Comunicazioni e della Tecnologia dell'Informazione perché erano antireligiosi e costituivano incitamento all'odio e potrebbero causare disordini e disarmonia in India”. Tuttavia Facebook non è stato l’unico a finire sotto la lente d’ingrandimento: il primo ministro Narendra Modi e il suo governo sono stati accusati di limitare l’accesso a internet perché nel mese di gennaio hanno fatto bloccare (per poi ripristinarli) 32 siti web (tra cui Vimeo e Daily Motion) allo scopo di controllare la propaganda ISIS, mentre in agosto sono stati messi fuori gioco 857 siti pornografici

 

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