Sinodo, approvata relazione. Comunione a divorziati passa per un voto

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Il documento finale ottiene una maggioranza di due terzi. Netto no all'equiparazione delle unioni gay al matrimonio. Sull'omosessualità: "Evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione". Papa Francesco: "Né relativismo, né demonizzazione degli altri"

La relazione finale del Sinodo sulle famiglie è stata approvata dall'assemblea con una maggioranza di due terzi. A darne notizia è stato il portavoce dei gruppi di  lingua tedesca padre Bernd Hagenkord con un tweet. Si tratta di un risultato migliore dell'anno scorso, quando i punti più controversi, come la comunione ai divorziati risposati e l'accoglienza pastorale ai gay avevano raggiunto solo la maggioranza semplice che per il diritto canonico non è considerata sufficiente. In precedenza la commissione incaricata della redazione del documento lo aveva approvato all'unanimità.


Comunione ai divorziati passa per un voto - La decisione di affidare al "discernimento" dei pastori l'ammissione ai sacramenti per i divorziati risposati è passata in assemblea a maggioranza dei due terzi per 1 solo voto di scarto (178 sono i sì rispetto ai 177 che erano richiesti per la maggioranza qualificata). E' quanto risulta dai voti sulla Relazione del Sinodo. I no sono stati 80.

Gay, Sinodo: "Evitare ogni marchio di discriminazione"
- Nel testo si legge inoltre che "nei confronti delle famiglie che vivono l'esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione". L'anno scorso questo punto era stato approvato solo con una maggioranza semplice. Il Sinodo chiede che "si riservi una specifica attenzione anche all'accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale".

Sinodo: "Non ci sono fondamenti per assimilare unioni gay al matrimonio" - Resta invece il fermo no al riconoscimento delle nozze gay. Nel documento infatti si legge che "non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia". E si dichiara "del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all'introduzione di leggi che istituiscano il 'matrimonio' fra persone dello stesso sesso".

Papa Francesco: "Né relativismo, né demonizzazione"
- "Senza mai cadere nel pericolo del relativismo oppure di demonizzare gli altri, - ha detto Papa Francesco nel suo intervento finale al Sinodo - abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio che supera i nostri calcoli umani e che non desidera altro che tutti gli uomini siano salvati". Il Sinodo, ha aggiunto "ci ha fatto capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito, non le idee ma l'uomo, non le formule, ma la gratuità dell'amore di Dio e del suo perdono". "Il primo dovere della Chiesa - ha detto il Papa concludendo - non è quello di distribuire condanne o anatemi, ma quello di proclamare la misericordia di Dio, di chiamare alla conversione e di condurre tutti gli uomini alla salvezza del Signore". 
 

Divorziati, Schönborn: "Ogni caso è diverso" - In precedenza l'arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn aveva anticipato, spiegandoli, alcuni dei temi del documento finale. "Il tema dei divorziati risposati - aveva detto - è affrontato riconoscendo la diversità dei singoli casi. Se ne parla con grande attenzione e la parola chiave è discernimento. Vi invito a pensare che non c'è il bianco e il nero e quindi non basta un semplice sì o no. C'è invece un obbligo, per amore della verità, di esercitare un discernimento tre le situazioni diverse". "Papa Francesco - ha sottolineato Schönborn - da buon gesuita formato dagli esercizi di Sant'Ignazio ha imparato da giovane tale discernimento".



Omosessualità, valutate anche sensibilità non occidentali
- Riguardo al tema dell'omosessualità, ha specificato meglio l'arcivescovo viennese, "Non abbiamo cercato il comune denominatore più basso, né compromessi per arrivare probabilmente a un voto positivo sul testo della relatio finalis", ha spiegato. "Non potete immaginare - ha aggiunto - quante sono le aree culturali e politiche nelle quali il tema è delicato. Ma averlo lasciato fuori non vuol dire che non sia un tema nelle chiese occidentali, europee e americane. Ma a livello universale si deve rispettare la situazione di difficoltà che esiste in altre aree".

 



Nel documento sinodale famiglia costituita da uomo e donna - Il cardinal Schönborn, rispondendo successivamente alla domanda se nella relatio ci sia la definizione di famiglia, ha detto:  "Certo, c'è una definizione: la famiglia è fatta di un uomo e una donna e la loro vita insieme fedele e aperta alla vita. E papa Francesco con il suo buonumore - ha rimarcato il cardinale - ci ha ricordato che quando due persone si sposano appaiono anche due suocere cioè ci sono due famiglie coinvolte, ma la definizione della famiglia è chiara, come si legge nel primo capitolo della Bibbia, la Genesi, 'maschio e femmina li creò', e disse loro 'siate fecondi e moltiplicatevi', e questa definizione - ha precisato Schoenborn - non esclude situazioni di ricomposizione di famiglie, patchwork, ma c'è sempre il nucleo uomo-donna e l'apertura alla vita".  

La nuova metodologia - Schönborn ha poi voluto sottolineare che "se ci sentiamo bene alla fine di questo sinodo è dovuto in gran parte alla nuova metodologia che permette a tutti di esprimersi con calma insieme, questa è una vera riuscita, nei 50 anni del sinodo è un vero progresso".

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