Ocse: il computer a scuola serve, con moderazione

Getty Images
1' di lettura

Secondo i ricercatori il ricorso a pc e web può amplificare un buon insegnamento, non rimpiazzarne uno di basso livello. Anche per questo occorre aiutare i giovanissimi ad imparare "l'uso pertinente" di Internet. Il ruolo fondamentale degli insegnanti

Quasi tutti i paesi del mondo stanno investendo molto sulla tecnologia a scuola. I risultati di questi investimenti però non sono stati finora all'altezza. Anzi. Ad affermarlo è un nuovo studio realizzato dall'Ocse in un rapporto su istruzione e competenze informatiche in 31 paesi, basato su dati dell'indagine Pisa 2012 (i dati relativi all'Italia).

Il ricorso a computer e web non ha un impatto necessariamente positivo sulle capacità matematiche e di lettura dei 15enni: chi lo usa in modo moderato sembra trarne vantaggio rispetto a chi non lo usa o lo usa molto. In questo scenario definito “non ottimale”, l'Ocse invita i governi a rivedere le loro strategie per le tecnologie dell'informazione (Ict) nell'educazione riflettendo sui metodi di insegnamento usati e sviluppando politiche meno ingenue. Le Ict, si legge nel rapporto, possono “amplificare un insegnamento ottimo ma non rimpiazzare un insegnamento di basso livello”.

 

Metodi analogici, risultati digitali – Le evidenze presentate nello studio Students, Computers and Learning: Making The Connection” contrastano dunque con l'idea che ad un aumento di tecnologia in aula corrisponda un progresso nelle capacità di utilizzo di questa da parte degli alunni. A dimostrarlo sono, per esempio, stati come Corea del Sud o Giappone. Una modesta percentuale di allievi che usano il pc a scuola e un basso numero di minuti trascorsi in Rete in aula (rispettivamente 11,3 e 11 minuti al giorno, contro una media Ocse di 41,9) vanno di pari passo con ottime prestazioni nella lettura online o nella risoluzione di problemi matematici con l'aiuto di un computer. “Questo suggerisce – si legge nel rapporto – che molte delle competenze di valutazione e di gestione dei compiti che sono essenziali per la navigazione online possono essere insegnate e imparate attraverso metodi e pedagogie analogiche e convenzionali”.

 

Preparazione degli insegnanti - Ciò che è importante, secondo gli esperti Ocse, è soprattutto aiutare i giovanissimi ad imparare "l'uso pertinente" di Internet, ovvero a costruire il loro percorso in un ipertesto in modo "mirato" per ottenere l'informazione di cui hanno bisogno. Ciò richiede non solo di mettere loro a disposizione gli strumenti informatici e il tempo per utilizzarli, ma anche "un rilevante livello di preparazione degli insegnanti" su come gestire questo tempo in modo efficace.

Minuti online a scuola - Ultimi 5

Diseguaglianze educative - Secondo la ricerca, inoltre, le capacità effettive di navigare online tra gruppi socio-economici diversi continuano a dipendere soprattutto dalle competenze di base degli allievi, ovvero comprensione del testo e dimestichezza con i numeri. Ed è su queste ancora prima che sui pc, suggerisce l'organizzazione, che si deve investire se si vogliono ridurre le differenze educative e si vuole garantire a tutti le stesse capacità di sfruttare al meglio le opportunità offerte da Internet.

 

Uso moderato e lettura su carta - Ci sono però anche elementi positivi riguardo al connubio tecnologie ed educazione. Per esempio, secondo l'indagine, gli studenti che a scuola fanno un uso “moderato” di computer e web tendono ad avere i risultati migliori nei test di lettura su carta. Lo stesso accade per la lettura “digitale” ma, di nuovo, solo se la Rete è frequentata saltuariamente: le prestazioni più elevate in questa competenza si hanno infatti quando la navigazione su Internet a scuola è limitata a una o due volte al mese.

 

Trovare la strada giusta - Per quanto riguarda la matematica, invece, i punteggi migliori nei test sono generalmente ottenuti dagli alunni che non usano strumenti elettronici per risolvere problemi. Nonostante questi dati, l'Ocse non propone una bocciatura delle tecnologie tra i banchi. Le Ict restano, secondo l'organizzazione, “il solo modo per espandere l'accesso alla conoscenza”: si tratta però di trovare la strada giusta per integrarle nei sistemi educativi. E la strada va cercata mettendo a punto politiche che non siano basate su speranze un po' naif ma su evidenze empiriche. Le quali dimostrano che l'approccio adottato finora non è stato fruttuoso.

 

Leggi tutto