Nullità delle nozze, il Papa: processi gratuiti, deciderà il vescovo

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Nella riforma del Vaticano il vescovo potrà disporre la nullità dei matrimoni laddove le cause siano evidenti. Le procedure, "per quanto possibile", non saranno a pagamento e si velocizzeranno: basterà una sola sentenza

Riforma in Vaticano sulle cause di nullità matrimoniali. Il Papa ha introdotto una forma di processo più breve sulla nullità delle nozze, nei casi in cui questa sia "sostenuta da argomenti particolarmente evidenti". Tra questi: mancanza di fede, brevità della convivenza, aborto procurato per impedire la procreazione, il permanere di una relazione  extraconiugale. La riforma, annunciata con un paio di lettere motu proprio, prevede tra l'altro una "sola sentenza" in "favore della nullità esecutiva" delle nozze, ritenendo "sufficiente la certezza morale raggiunta dal primo giudice a norma del diritto".

 

Nuovi poteri per il vescovo - Un punto nodale della riforma riguarda i poteri e la figura del vescovo, che è il giudice. Non deve lasciare "completamente delegata agli uffici di curia la funzione giudiziaria in materia matrimoniale", sia nelle grandi che nelle piccole diocesi. Il giudice-vescovo potrà annullare le nozze nell'ambito del processo canonico veloce, laddove le cause "siano evidenti".

Sta alla responsabilità sua, nei processi di nullità matrimoniale, la "costituzione del giudice unico, comunque chierico". Il vescovo inoltre "deve assicurare che non si indulga a qualunque
lassismo".  

 

Gratuità delle procedure - Altro caposaldo "la gratuità delle procedure" nei processi di nullità matrimoniale" che va assicurata "per quanto possibile", "salva la giusta e dignitosa retribuzione degli operai dei tribunali". La gratuità dovrà essere curata dalle Conferenze episcopali.
Se nella istruttoria della causa di nullità matrimoniale è sorto "un dubbio assai probabile che il matrimonio non sia stato consumato", il tribunale può sospendere la causa di nullità, completare l'istruttoria in vista della dispensa, e trasmettere gli atti alla Sede apostolica, insieme alla domanda di dispensa.  

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