Il Papa: "I ritmi sregolati della festa fanno spesso vittime giovani"

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Il Pontefice: "L'ideologia del profitto vuole mangiarsi anche la festa, ridotta a un affare". E si scaglia anche contro la schiavitù del lavoro: "È contro Dio e contro la dignità umana"

"L'ideologia del profitto vuole mangiarsi anche la festa, ridotta a un 'affare', un modo per far soldi e spenderli, ma è per questo che lavoriamo?". Se lo è chiesto il Papa nella udienza generale, commentando che questo modo di far festa, "l'ingordigia del consumare, che comporta lo spreco", è una sorta di "brutto virus, alla fine siamo più stanchi di prima, nuoce al lavoro vero, consuma la vita, e i ritmi sregolati della festa fanno spesso vittime giovani".

Papa Bergoglio non ha sviluppato ulteriormente questo accenno, ma i riferimenti ad alcuni fatti di cronaca avvenuti in Italia sembrano evidenti. Il Pontefice, che in questi mesi svolge una serie di catechesi sulla famiglia in vista del prossimo sinodo di autunno, ha introdotto il tema della festa, primo di un "percorso di riflessione" che intende dedicare a "tre dimensioni che scandiscono, per così dire, il ritmo della vita familiare: la festa, il lavoro, la preghiera". La festa, ha spiegato, "non è la pigrizia di starsene in poltrona, o l'ebbrezza di una sciocca evasione, no, la festa è innanzitutto uno sguardo amorevole e grato sul lavoro ben fatto".

 

"Essere schiavi  del lavoro è contro Dio" - Francesco si è anche scagliato contro la schiavitù del lavoro. Ha invece auspicato la capacità di contemplare il frutto del nostro lavoro, di stringere rapporti di amicizia e solidarietà, di dare spazio a tutti. 

"Non dobbiamo mai essere schiavi del lavoro, ma signori" e "invece sappiamo che ci sono milioni di donne e addirittura bambini schiavi del lavoro; questo è contro Dio e contro la dignità umana", è stata la riflessione su cui papa Francesco si è soffermato, a proposito di quando "l'ossessione dello sviluppo e l'efficientismo della tecnica mettono a rischio i ritmi umani della vita, perché la vita - ha rimarcato - ha i suoi ritmi umani", e "il tempo del riposo, soprattutto domenicale, è destinato a noi perché possiamo godere di ciò che non si compara e non si vende".




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