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Il Viminale: "L'unica cosa esclusa è che si tratti con gli scafisti". Il ministro dell’Interno: "L'Italia sta pagando un conto molto salato all'instabilità della Libia". Intanto, la milizia islamista Fajr Libya afferma: “Non sappiamo chi li ha sequestrati, ma sappiamo che entro 10 giorni saranno liberi”

L'ipotesi che dietro il sequestro dei quattro lavoratori italiani in Libia possa esserci una regia che mira ad ottenere dall'Italia lo scambio con gli scafisti individuati e condannati in Italia non è una pista investigativa da escludere a priori. Lo ha lasciato intendere il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, intervenendo a Sky TG24 Pomeriggio "Non credo che possiamo specificamente escludere una pista" come quella del sequestro per ottenere lo scambio con scafisti arrestati, ha detto, "ma facciamo lavorare chi tra gli investigatori è competente su questo genere di indagini". L'unica cosa che possiamo esclidere, si legge in una nota del Viminale, "è che si tratti con gli scafisti". L'Italia, aggiunge il ministro, "sta pagando un conto molto salato all'instabilità della Libia. Gheddafi comunque dava una stabilità, non voglio dare giudizi ma era così. Poi quel regime è stato destabilizzato, e noi non vogliamo continuare a pagare il conto all'inerzia della comunità internazionale".

 

Mattarella: tutti nel mirino - "Tutti sono nel mirino - afferma in giornata il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - E' nel mirino qualunque paese che si batta per la tolleranza, la civiltà e il rispetto delle vite umane".

 

Rapiti in Libia, nessuna rivendicazione - Ad oggi, però, non c'è stata ancora alcuna rivendicazione del sequestro dei quattro tecnici italiani - Gino Pollicardo, Fausto Piano, Filippo Calcagno e Salvatore Failla - di cui non si hanno più notizie da domenica sera. In serata, intanto, è intervenuto il portavoce di Fajr Libya - la milizia islamista che ha imposto un governo parallelo a Tripoli - che ha affermato che il suo gruppo non è dietro il rapimento degli italiani. "Non sappiamo chi siano gli autori del sequestro - ha aggiunto - ma sappiamo che si trovano nel sud-ovest e che entro 10 giorni saranno liberi".

 

Fermati mentre ritornavano dall Tunisia - I quattro tecnici italiani della ditta di costruzioni Bonatti sono stati fermati mentre rientravano dalla Tunisia a Mellitah, nella zona di Sebrata. Fonti di Sebrata hanno raccontato che i rapitori hanno prima costretto i quattro italiani a scendere dalla loro auto per salire su un'altra; poi hanno gettato a terra i loro telefonini nel timore che potessero essere rintracciati dal segnale del telefono; e infine sono fuggiti "in una zona desertica e impervia del Paese dove è facile trovare dei nascondigli e dove si può fare qualsiasi cosa senza aver paura di nulla". Per ora comunque è buio pesto. 

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