Francia: sì a legge per scoprire attività sospette on line

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Ha ricevuto l'approvazione dell'Assemblea Nazionale la controversa riforma dell'intelligence, che prevede tra le altre cose la raccolta dei dati delle navigazioni degli utenti per identificare attività terroristiche

La massiccia opposizione di attivisti, magistrati e aziende del web non è servita. L'Assemblea nazionale, la Camera bassa del parlamento francese, ha dato il via libera a larghissima maggioranza (483 sì, 86 no) alla controversa proposta di legge che disciplina le attività dell'intelligence nazionale. Sulla base del testo approvato, gli 007 transalpini potranno ricorrere con maggiore frequenza a intercettazioni telefoniche e nascondere microfoni dentro stanze, autovetture o dispositivi elettronici. Ma soprattutto la riforma apre le porte a forme di sorveglianza elettronica e di raccolta dati sul web che, secondo i critici, ricordano quelli impiegati dalla National Security Agency (NSA) americana e resi pubblici dalle rivelazioni dell'ex dipendente della Cia Edward Snowden nell'ambito del cosiddetto datagate. Il primo ministro Manuel Valls ha parlato di “attacchi sproporzionati” e definito la proposta “un progresso importante per i nostri servizi e la nostra democrazia”. La riforma – presentata all'indomani degli attacchi terroristici al settimanale satirico Charlie Hebdo - passerà ora al Senato. Tra gli oppositori del provvedimento, il giudice antiterrorismo Marc Trevidic, la Commissione Nazionale per l'Informatica e le Libertà (CNIL), la Lega dei Diritti umani e Reporters sans frontières.

Metadati e scatole nere
– Tra le misure più controverse previste dalla proposta di legge ci sono le cosiddette “scatole nere” (“boîtes noires” in francese), vale a dire degli apparati che i servizi di intelligence possono installare sulle reti dei fornitori di accesso a Internet per sorvegliare in modo “intelligente” il traffico di dati. L'obiettivo, si legge nel testo della legge, è quello di “individuare una minaccia terroristica in modo automatico”, vale a dire attraverso il riconoscimento da parte di algoritmi di schemi di attività online che possono essere interpretati come sospetti. Ad essere passati al setaccio non saranno i contenuti delle comunicazioni ma i metadati relativi ad esse (per esempio, il destinatario di un'email o l'indirizzo IP di un sito visitato). Il testo approvato specifica poi che non saranno conservati e resteranno anonimi a meno che non si verifichi un caso di allarme terroristico. Secondo i critici del provvedimento, le “scatole nere” - il cui utilizzo deve essere autorizzato dal primo ministro per periodi di quattro mesi – praticano quella che in gergo si definisce “pesca a strascico”, ovvero la raccolta di ingenti quantità di dati relativi a tutti gli utenti con l'obiettivo di individuarne una piccola minoranza, quella che potrebbe essere coinvolta in azioni terroristiche, appunto. Il problema è che si tratta dello stesso approccio adottato nell'ambito di alcuni programmi di sorveglianza elettronica della NSA americana. “Riguarda tutti i fornitori di accesso a Internet e dunque tutti gli internauti francesi”, ha scritto il quotidiano Le Monde. Il governo ha risposto alle accuse facendo notare che, a differenza di quanto accaduto negli Stati Uniti, le informazioni non saranno conservate e l'attività di intelligence sarà sottoposta al controllo di una specifica commissione.

Controlli sull'intelligence? – Proprio la supervisione di queste operazioni di sorveglianza è però un altro dei punti controversi della questione. Secondo il testo della riforma, il controllo verrà attribuito ad un nuovo organismo, la Commissione Nazionale di controllo delle tecniche di intelligence (CNCTR), composta da sei magistrati del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione, da tre deputati e tre senatori di maggioranza e opposizione e da un esperto. Ogni attività di sorveglianza mirata dovrà ricevere il parere preventivo ma non vincolante della CNCTR. Sono previsti inoltre alcuni casi di urgenza nei quali gli 007 transalpini potranno procedere senza richiedere l'opinione della commissione ricevendo l'autorizzazione direttamente dal primo ministro. La CNCTR potrà comunque rivolgersi al Consiglio di Stato se ritiene che la legge non sia rispettata e avrà anche poteri di inchiesta. Per i critici del progetto non è abbastanza e il rischio è quello di avere un'intelligence con poteri di sorveglianza ampliati che risponde esclusivamente al governo. Secondo la Quadrature du Net, una delle associazioni capofila nella protesta contro il provvedimento, la legge di fatto non prevede “alcun controllo reale e indipendente”.

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