Yemen, la guerra in diretta sui social media

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Dai video dei bombardamenti ripresi con il cellulare alle foto che documentano la difficile situazione umanitaria, passando per le campagne per dire “basta” al conflitto, ecco come la società civile yemenita fa sentire la propria voce online

Secondo l’organizzazione Committee to Protect Journalists lo Yemen è da sempre uno dei paesi più pericolosi al mondo per i giornalisti. La situazione è peggiorata dopo il colpo di stato delle milizie Houthi che hanno deposto il presidente sunnita Abd Rabbu Mansour Hadi e conquistato la capitale Sana’a, per poi dirigersi verso il sud del paese (si veda questa mappa interattiva del New York Times). Proprio per fermare l’avanzata degli Houthi, a marzo l’Arabia Saudita ha lanciato una controversa operazione militare, che è stata duramente criticata perché è andata ad aggravare la già difficile situazione umanitaria: secondo le cifre dell’Onu dall’inizio degli interventi sauditi, si sono registrate 551 morti, di cui 31 donne e almeno 115 bambini.

Come segnalato dall’Unicef, rimane particolarmente problematica la situazione per i bambini. Proprio nelle scorse settimane, poi, l’organizzazione Human Rights Watch ha fornito le prove dell’utilizzo di bombe a grappolo da parte dell’Arabia Saudita: secondo l’ONG, queste armi sarebbero state fornite dagli Stati Uniti (che in questo conflitto appoggiano i sauditi, mentre gli Houthi sono sostenute dall’Iran). Mentre si fa sempre più difficile la copertura giornalistica di questo conflitto, molti cittadini yemeniti si preoccupano di tenere alti i riflettori: in tanti negli ultimi mesi hanno fatto ricorso ai social media per condividere testimonianze di prima mano dei bombardamenti e degli attentati nel paese, spesso utilizzando l’hashtag #KefayaWar (“Kefaya” in arabo vuol dire “basta” nel senso di “ne abbiamo abbastanza"). I social media vengono utilizzati anche per documentare in presa diretta gli episodi di violenza. E, così, quando lo scorso lunedì 20 Aprile le forze saudite hanno bombardato una sospetta base militare Houthi a Sana’a, l’esplosione che ne è risultata è stata ripresa da un residente, le cui immagini hanno poi fatto il giro del mondo. Come si vede nella parte finale del video, l’esplosione ha causato seri danni nella capitale, con più di 46 persone morte e 300 feriti. Molti altri abitanti di Sana’a hanno poi pubblicato le loro foto, con diverse testimonianze di abitazioni danneggiate e vetri rotti. Non solo Sana’a, comunque. Anche nelle altre città, spesso dimenticate dai media internazionali, le immagini dei bombardamenti vengono riprese con i cellulari e condivise subito online, come nel caso di questo video dello scorso 17 Aprile relativo all’esplosione del Palazzo del Popolo a Taiz. O, ancora, questo bombardamento nella città del sud di Aden dello scorso 25 Aprile. “Andiamo a dormire e ci svegliamo con i missili dell’Arabia Saudita, ogni giorno perdiamo un caro amico o un familiare, siamo circondati dalla morte e la nostra vita non ha più un senso”, è il duro messaggio condiviso da Osama Abdullah, blogger che sta seguendo attivamente il conflitto online dal suo account PoliticsYemen.
Le difficoltà della vita quotidiana sono al centro anche dei messaggi condivisi da altri utenti, che documentano gli scaffali dei negozi sempre più vuoti, la mancanza di acqua, elettricità e altri beni di prima necessità, costringendo molti yemeniti a “vivere nel buio, spaventati per la nostra vita”, come scrive l’account Rooj. Le conseguenze della mancanza di elettricità si fanno sentire in particolare sugli ospedali che devono già gestire una situazione molto critica.
Per far fronte alla mancanza di elettricità, molti utenti si organizzano in “recharging party” per ricaricare i cellulari a casa di chi ha a disposizione generatori. Nelle ultime settimane, poi, è diventata sempre più drammatica la carenza di beni alimentari (in particolare, di farina) come dimostrano le diverse foto con i panifici chiusi. Stesso discorso per l’acqua, per la quale bisogna fare lunghe file, tanto che la Onu fa fatica a consegnare le riserve. Proprio a questo proposito scrive la giornalista Shatha AlHarazi: “Nel 2011 sognavano uno stato civile, con leggi e uguaglianza. Nel 2015 sognato l’acqua e la sicurezza”. In tutto ciò, non mancano le re-interpretazioni creative del conflitto. Come nel caso di questa immagine realizzata da un grafico residente a Sana’a: una versione modificata della classica schermata del meteo sull’iPhone, dove le bombe e i caccia hanno preso il posto del sole e delle nuvole.

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