Usa 2016: per Gop in campo Rand Paul, conservatore realista

1' di lettura

52 anni, senatore del Kentucky, lancia la sua corsa per le presidenziali con lo slogan “contro la macchina di Washington e per liberare il sogno americano”. E' il secondo, dopo Ted Cruz, a farsi ufficialmente avanti per la nomination repubblicana

Gli Stati Uniti hanno imparato a conoscerlo di persona durante le elezioni di MidTerm del 2010, quando guidò la carica del Tea Party alla conquista del Partito Repubblicano e di un Congresso in quel momento a maggioranza democratica. Cinque anni dopo, Rand Paul annuncia "corro per la presidenza” con uno slogan che non lascia dubbi: "Contro la macchina di Washington e per liberare il sogno americano", richiamando i principi che guidano la sua vita politica: “libertà, giustizia, opportunità. E governo limitato” (VIDEO).

Chi è Rand Paul - Senatore del Kentucky, 52 anni, medico oculista. Marito di Kelley – definita la sua “arma segreta”; padre di William, Duncan e Robert; figlio del "campione" dei libertari americani, quel Ron Paul che per varie volte ha inseguito la nomination repubblicana senza fortuna, e che oggi è presente sul palco "come padre orgoglioso". Ma non "surrogate", come negli USA vengono definiti i “rappresentanti” del candidato incaricati di sostenerne le posizioni politiche con interventi e interviste, perché tra padre e figlio le differenze non mancano. E negli ultimi mesi si sono fatte più accentuate, man mano che la strategia di Rand – partire dalla base più “pura” per puntare al “repubblicano mainstream”, piuttosto che tentare di costruire un “movimento” all’interno del partito come fatto dal padre in passato – si faceva più netta, tanto da assicurargli anche l'accusa di essere una banderuola. Soprattutto in politica estera. Era un isolazionista di fatto, Paul; ora – complice la minaccia dell’ISIS – è più possibilista circa un coinvolgimento americano. Ma se ha sostenuto i bombardamenti in Iraq e Siria, ha anche combattuto contro la possibilità di armare la resistenza siriana. Oggi dice “il nemico è l’Islam radicale”, e chiede che qualsiasi accordo con l’Iran sia approvato da Capitol Hill.

La speranza di attirare il voto repubblicano vecchio e nuovo - Cerca la quadratura del cerchio insomma, sperando di attirare il voto repubblicano “vecchio e nuovo”. Quello che si è raccolto a Louisville per vivere in prima persona il suo “calcio di inizio”. Non che manchi la presenza sui social network: dall’anziano Facebook dove risponderà alle domande degli indecisi al neonato Periscope per un inedito “dietro le quinte”, passando per Twitter con l’hashtag #StandWithRand e l’invito a inviare selfie di sostegno, la campagna di Rand ha occupato tutti gli spazi virtuali. Obiettivo “ampliare la portata del Partito Repubblicano” con una linea politica che unisce cavalli di battaglia della destra conservatrice a bandiere libertarie, strizzando l’occhio all’establishment del partito e tendendo la mano a giovani e minoranze. Da un lato la richiesta di abolire la Federal Reserve; dall’altro la campagna contro i programmi di intercettazioni della National Security Agency svelati da Edward Snowden. 100% pro-life e anti-abortista, Rand è tra i pochi ad aver votato contro il rinnovo del Patriot Act figlio degli attentati dell’11 settembre. Ha definito i matrimoni gay “una crisi morale”, si oppone alla legalizzazione per uso ricreativo, ma non medico, della marijuana; non vuole sentire parlare per alcun motivo di controllo delle armi, e ultimamente si era espresso contro l’obbligatorietà di alcuni vaccini. Protagonista – infine - di 13 ore di maratona oratoria al Senato contro la nomina di John Brennan Direttore della CIA, ovvero contro l’uso dei droni da parte dell’amministrazione Obama (VIDEO).

Sfida aperta con Ted Cruz - Con l’annuncio di oggi Rand Paul si unisce dunque a Ted Cruz, secondo candidato “ufficiale” per la nomination repubblicana; una sfida aperta, almeno a guardare i sondaggi – e i primi movimenti dei grandi finanziatori. Loro non hanno abbracciato “senza se e senza ma” la causa (ancora ufficiosa) di Jeb Bush; i numeri dicono che la battaglia non sarà scontata, con l’ultimo sondaggio CNN che vede Bush in testa con il 16%, seguito da Scott Walker con il 13% e Rand Paul con il 12%. Opposta la situazione in casa democratica. Dove nessuno per ora è candidato, e tutti guardano a Hillary Clinton aspettando che apra i giochi, e li domini. Dopo aver affittato quella che per tutti sarà la sede del suo Quartier Generale a Brooklyn, l’ex Segretario di Stato dovrebbe sciogliere le riserve tra un paio di settimane. Ma anche se al momento guida tutti i sondaggi, il dubbio resta e viene riassunto così dal “New York”: “può davvero essere un pessimo candidato – ma non è detto che conti qualcosa”.

Leggi tutto