Strage di studenti, Kenya in lutto e sotto attacco

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Il bilancio dell'attacco dei fondamentalisti islamici Shabaab all'università di Garissa è di 148 morti: 142 giovani di religione cattolica, 3 agenti di polizia e 3 soldati. Il governo: "Non ci faremo intimidire"

Lacrime, polemiche, rabbia e nuove minacce dai jihadisti. All'indomani dell'attacco da parte dei fondamentalisti islamici somali al Shabaab (LA SCHEDA) al campus universitario di Garissa con 148 morti - in maggioranza studenti cristiani - il Kenya è in lutto. "Il Kenya non si lascerà intimidire dai terroristi" dice il ministro dell'Interno di Nairobi Joseph Nkaissery. Ma oltre al dolore, tra la popolazione crescono collera e sdegno.

Nuove minacce da Shabaab - In molti hanno accusato il governo di non avere preso adeguate misure di sicurezza e di avere sottovalutato la minaccia jihadista e l'allerta lanciata da alcuni Paesi stranieri come la Gran Bretagna, con il presidente Uhruru Kenyatta che il giorno prima dell'attacco aveva definito il suo Paese un luogo "sicuro come ogni altro Paese del mondo". E come un disco rotto gli stessi terroristi somali a Radio Andalus hanno minacciato ancora una volta Nairobi. "Non ci sarà alcun luogo sicuro per il Kenya finché manterrà le sue truppe in Somalia", hanno affermato.
Intanto il Papa "profondamente rattristato dalla immensa e tragica perdita di vite", ha pregato per le vittime e i loro cari, condannando un "atto di brutalità senza senso".

Uccisi 142 studenti
- A 24 ore dalla strage è ancora incerto il numero delle vittime e dei dispersi: le autorità parlano di 142 studenti uccisi, ai quali si aggiungono 3 agenti e tre soldati massacrati dal commando armato. Ma altre fonti, come i missionari salesiani in Kenya, hanno stimato un bilancio più grave di quello ufficiale: "Si parla di circa 200 morti, oltre che di una settantina di feriti e di 300 allievi di cui non si hanno più notizie", hanno dichiarato i missionari dicendosi "sotto shock". "Tra la popolazione c'è grande paura. I terroristi hanno minacciato di compiere nuove stragi e i cristiani in particolar modo adesso hanno anche paura a partecipare alle Vie Crucis o alle funzioni per la Pasqua", ha riportato l'agenzia della congregazione.

Cristiani già minacciati - Inoltre - stando a padre Nicolas Mutua, parroco a Garissa - l'attacco ai cristiani non sarebbe giunto in maniera del tutto inaspettata. La comunità aveva infatti subito minacce. "Me lo aspettavo - ha raccontato il sacerdote a Radio Vaticana - perché eravamo stati minacciati". La polizia protegge normalmente le messe ma "non sono tranquillo", ha aggiunto.

Le testimonianze - E il terrore emerge anche nel racconto di una studentessa 21/enne cristiana sopravvissuta al massacro. Secondo Helen Titus i miliziani avevano ampiamente pianificato l'operazione e sapevano esattamente dove colpire. "Avevano fatto ricerche sulla nostra area, sapevano tutto", ha detto la ragazza, che è stata colpita a un polso e adesso è ricoverata in ospedale. "Non metterò più piede nel campus. Non voglio mettere a rischio la mia vita". Con l'orrore stampato negli occhi un altro studente, Pallete Okombo, ha dichiarato al quotidiano Daily Nation che non rientrerà mai più all'Università di Garissa. "Alcuni dei miei amici sono stati uccisi - ha proseguito Okombo - non voglio mettere a rischio la mia vita".

Intanto mentre al college sono state sospese le lezioni per permettere alle agenzie di sicurezza di fare luce sull'assalto, personale medico e infermieri proseguono nella triste ricerca dei corpi.

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