Elezioni Gb, il confronto tra candidati finisce in pareggio

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Dibattito tv tra i sette leader dei partiti che si sfideranno alle politiche del 7 maggio. Tra i temi, l'immigrazione e la permanenza nell'Unione Europea. Nessuno è sembrato spuntarla nettamente, ma i sondaggi per ora danno in vantaggio Cameron

Sette candidati, quattro leader più o meno noti, due chiari contendenti, nessun vincitore effettivo. Dall'unico, grande confronto in vista delle elezioni britanniche del prossimo 7 maggio è emerso soltanto un elemento: il fair play tipicamente british (qui il video del dibattito).
Insomma: nonostante tutti i partiti fossero rappresentati equamente ma, sulla carta, la battaglia fosse unicamente tra il Labour Party di Ed Miliband e il Conservative Party dell'attuale premier David Cameron, il risultato è stato un pareggio. Immigrazione, economia, permanenza nell'Unione Europea, spesa pubblica, servizio sanitario nazionale: questi i temi su cui ieri sera, all'interno di un'ex fabbrica di dolci di Manchester, si sono confrontati, in un'insolita affollata tribuna politica, i leader dei sette partiti inglesi.

Sondaggi, in vantaggio Cameron - Nonostante nessuno sia stato capace di emergere e di catturare sempre l'attenzione, la questione in grado di rendere più partecipi le persone presenti in sala è stata quella relativa al lavoro e all'immigrazione: tanti i cittadini che hanno ammesso di sentirsi traditi per i pochissimi posti di lavoro, per i bassi salari e per la continua immigrazione che sembra minare anche l'identità britannica.
Terminato il dibattito, è già tempo di sondaggi: secondo le rilevazioni diffuse, il premier David Cameron ha raggiunto con il suo partito il picco del suo consenso con il 37%, due punti in più rispetto ai laburisti di Ed Miliband. L’Ukip di Nigel Farage si conferma il terzo partito con circa il 13%. Positive anche le reazioni alla leader dello Scottish National Party (Snp), Nicola Sturgeon, considerata dagli esperti come la più efficace nella comunicazione al dibattito televisivo.
Dibattiti e scommesse a parte, per la prima volta dagli anni settanta, gli inglesi sono indecisi: tanti, infatti, i dubbi su chi riuscirà a prendere le chiavi del numero 10 di Downing Street. In sei settimane, però, tutto è possibile. Anche in Gran Bretagna.

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