Guerra in Siria, #WhatDoesItTake: prosegue la campagna Onu

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Malala, De Blasio, il musicista Kinan Azmeh. Si moltiplicano i messaggi di adesione all'iniziativa lanciata dalle Nazione Unite. Un hashtag online per fare luce su un conflitto, entrato nel quinto anno, che ha causato 200.000 morti. LO STORIFY

Il 16 aprile 2013  l’Onu lanciò la campagna “ENOUGH” per dire basta alle atrocità in Siria. Due anni dopo, quando la guerra è ormai entrata nel suo quinto anno, i principali rappresentanti delle agenzie delle Nazioni Unite hanno promosso un nuovo appello all’insegna dell’hashtag #WhatDoesItTake (traducibile in italiano con “quanto ci vuole ancora”).

La campagna ha presto coinvolto non solo i dipendenti Onu sparsi per il pianeta, ma anche altre organizzazioni non governative impegnate in Siria, oltre che personalità della società civile (come il Premio Nobel Malala), della politica (come il sindaco di New York Bill De Blasio), dello spettacolo (il noto musicista siriano Kinan Azmeh). Secondo gli organizzatori, sono già oltre 25.000 gli utenti che hanno aderito, pubblicando una foto o un messaggio con l'hashtag.

Accompagnata da infografiche, video e altri materiali di approfondimento, l’operazione #WhatDoesItTake sta così riuscendo a centrare il proprio obiettivo: fare luce su un conflitto a cui ormai in molti sono “assuefatti” e che invece continua ogni giorno a produrre morti, povertà e rifugiati.

Abbiamo raccolto in questo STORIFY alcuni dei contributi più popolari su Twitter e Instagram.

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