Isis, Kerry: “Jihadisti arretrano, ma possiamo fare di più”

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Il segretario di Stato Usa, a Londra per la conferenza internazionale contro il terrorismo, ha reso noto che l’Isis ha perso slancio. “Ora bisogna andare sotto la superficie” osserva. E ancora: “Il terrorismo dello Stato islamico è un problema globale”

Gli jihadisti dell'Isis hanno perso slancio e "in alcuni casi" stanno arretrando ma "possiamo fare di più", anche sulla comunicazione: è questo il messaggio lanciato a Londra dal segretario di Stato americano, John Kerry, al termine della conferenza a cui hanno partecipato i 21 Paesi occidentali e arabi più impegnati nella lotta all'Isis. “C'è una quantità enorme di cose che stanno accadendo, ora bisogna andare sotto la superficie". Il terrorismo dello Stato islamico "non è un problema siriano, non è un problema iracheno, ma è un problema globale", ha ricordato il capo della diplomazia Usa.

“Ci occupiamo anche di come aiutare le vittime”
- "Questo è un compito enorme", ha ammesso Kerry, "ma non sono mancati i risultati in questi ultimi mesi. Le forze di terra, aiutate da 2.000 raid aerei, hanno già recuperato 700 kmq che erano in mano al Daesh", l'acronimo arabo del gruppo jihadista. Il capo della diplomazia americana ha ribadito che la missione in Siria e in Iraq "non sarà facile, né breve". "Non ci stiamo solo concentrando sulla sconfitta dell'Isis, ma ci occupiamo anche di come aiutare le vittime" degli jihadisti, la popolazione locale che ha bisogno di sicurezza, di infrastrutture, di aiuti umanitari.

Tra i temi sul tavolo quello dei foreign fighters
- Kerry e il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond hanno tenuto una conferenza stampa con il premier iracheno Haydar al-Abadi. Alla riunione erano presenti anche il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e l'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue, Federica Mogherini. Hammond ha affermato che ci vorrà "un anno o due" per "espellere" l'Isis dall'Iraq. Tra i temi toccati alla riunione anche quello dei 'foreign fighters', su cui verrà creato un gruppo di lavoro per lo scambio di informazioni sui loro movimenti. Prima della riunione, Gentiloni ha confermato che anche l'Italia è a rischio "infiltrazioni" da parte del terrorismo jihadista, pure attraverso l'immigrazione, essendo un potenziale obiettivo "per il richiamo dei simboli della cristianità", rischi sui quali, ha però rassicurato il ministro, "vigilano i nostri servizi di intelligence".

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