Crisi politica in Grecia, elezioni anticipate il 25 gennaio

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Vittorio Eboli

Il parlamento ellenico non riesce a eleggere il presidente della Repubblica: come prevede la Costituzione, l'assemblea viene sciolta e si torna alle urne. Ora mercati e partner europei temono l'affermazione di Syriza, partito anti austerity

L'evento tanto temuto, sui mercati finanziari e nelle cancellerie di mezza Europa, si è puntualmente verificato: la Grecia non è riuscita ad eleggere il nuovo presidente e va alle elezioni anticipate, il prossimo 25 gennaio. Investitori e partner europei guardano con diffidenza alla possibile affermazione di Syriza, il partito di sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras, dato in testa da tutti i sondaggi.  In caso di ascesa al governo, Tsipras potrebbe rimettere in discussione tutto l'impianto degli accordi di salvataggio finanziario del paese siglati con la cosiddetta Troika, ossia Commissione europea, BCE e Fondo monetario. 

Fumata nera per il nuovo presidente - Ha fatto dunque male i suoi calcoli il premier Antonis Samaras, che aveva anticipato di un paio di mesi la scelta del nuovo presidente per cercare di coagulare attorno a sé più parlamentari possibili grazie al collante dello spauracchio-Tsipras. Il suo candidato alla presidenza, l'ex commissario europeo Stavros Dimas, ha ottenuto 168 voti, 12 in meno dei 180 necessari per essere eletto al terzo e decisivo scrutinio. Dopo il quale, scatta il ritorno alle urne per espressa norma costituzionale. Proprio mentre il Paese ellenico è impegnato nella trattativa finale per la chiusura del programma di salvataggio, avviato nel 2010 e costato tanti sacrifici ai greci in nome della contestata austerity, ritenuta necessaria per rimettere in ordine i conti pubblici devastati dalla crisi. Sul piatto, un ulteriore tranche da oltre 7 miliardi di euro da incassare entro febbraio.

Si torna alle urne il 25 gennaio
- Si apre invece un mese di incertezza politica. Gli ultimi sondaggi danno il partito di Tsipras in vantaggio (sia pur lievemente ridotto nelle ultime settimane): 28% delle intenzioni di voto contro il 25% di Nea Demokratia, il partito di centro destra del premier Samaras. Numeri che non gli basterebbero per governare da solo: e la necessità di alleanze in Parlamento potrebbe indurlo ad ammorbidire l'attuale linea oltranzista.  Che si articola sostanzialmente in due punti: rinegoziare l'accordo di salvataggio, alleggerendo le pesanti condizioni finanziarie imposte dai creditori internazionali, e in seconda ipotesi ristrutturare il debito greco, appesantito dai 240 miliardi incassati come aiuti in questi 4 anni. Ossia, tagliarlo, come è stato fatto nel 2012. Ed è questa la preoccupazione maggiore per i creditori internazionali.

Molto negative le prime reazioni dei mercati finanziari - La borsa di Atene è sprofondata di oltre il 10% (per poi chiudere a fine giornata a -3,91%), con forti vendite sui titoli di stato: in particolare, il decennale è tornato sopra il 9% di rendimento, una soglia altissima se si ricorda che durante la crisi finanziaria di Irlanda e Portogallo - a titolo di esempio - la soglia del 7% era ritenuta da allarme rosso. Effetto domino anche sui mercati europei, con Piazza Affari che ha accusato una flessione di oltre 2 punti percentuali e lo spread si è allargato sopra i 140 punti, visto che il rendimento del BTP a 10 anni è risalito sopra il 2%. "Questi movimento sono, a nostro avviso, esagerati - è il commento di Vincenzo Longo, analista di IG - considerando i passi avanti fatti dalla Bce negli ultimi due anni, e sono destinati a durare poco in vista di quello che la stessa Banca centrale si prepara a fare a inizio anno”.

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