Iran, impiccata la donna che uccise il suo stupratore

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Reyhaneh Jabbari, la 26enne condannata per aver ucciso l'uomo che ha tentato di abusare di lei, è stata giustiziata in una prigione di Teheran. Inutili le campagne internazionali di sensibilizzazione per salvarla, tra cui quella di Amnesty

Reyhaneh Jabbari è stata impiccata all'alba del 25 ottobre. La giovane iraniana, condannata a morte per aver ucciso nel 2007 l'uomo che aveva tentato di stuprarla, è stata giustiziata in una prigione di Teheran. A nulla sono serviti gli appelli internazionali rivolti alle autorità per chiedere la sospensione della sentenza.

Invano l'ultimo appello della madre - All’esecuzione erano presenti i genitori di Reyhaneh oltre alla vedova e al figlio dell'uomo ucciso dopo il tentativo di violenza. E, secondo testimoni, sarebbe stato proprio il ragazzino a togliere lo sgabello dai piedi della giovane. La notizia dell’imminente esecuzione si era diffusa nella serata di venerdì quando i genitori di Reyhaneh erano stati convocati in carcere per un ultimo saluto. "L’ho abbracciata per l’ultima volta. Intervenite al più presto, fate qualcosa per salvare la vita di mia figlia", aveva supplicato la madre, Sholeh Pakravan, in un drammatico appello ad Adnkronos International.

Anche il Papa aveva chiesto clemenza - Invece la condanna è stata eseguita. Nella serata del 24 ottobre la ventiseienne è stata trasferita in un'altra struttura dove, qualche ora dopo, è stata giustiziata. L'impiccagione è stata compiuta prima dell'inizio del mese sacro del Muharram, molto sentito dagli sciiti, in cui sarebbero vietate guerre e violenze. "Mia figlia con la febbre ha ballato sulla forca", ha scritto sua madre sul suo profilo Facebook.
La 26enne era da cinque anni nel braccio della morte e a suo favore c'erano stati numerosi appelli internazionali, tra cui quelli di Papa Francesco, di Amnesty International, del ministro degli Esteri, Federica Mogherini e di tantissimi intellettuali iraniani

La vicenda giudiziaria - Reyhaneh Jabbari era stata arrestata nel 2007, quando aveva 19 anni, per aver accoltellato a morte Morteza Abdolali Sarbandi, un ex dipendente dell'intelligence, che avrebbe tentato di stuprarla. Nel 2009 il processo con la sentenza di condanna. L’Alto commissariato per i diritti umani dell’Onu aveva denunciato che il procedimento era stato viziato da molte irregolarità. Reyhaneh poteva essere salvata dal perdono della famiglia della vittima. Il figlio dell’uomo ha chiesto che la ragazza negasse di aver subito un tentativo di stupro ma lei si è sempre rifiutata di cambiare la propria versione dei fatti.

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