Ebola, secondo caso in Texas. Casa Bianca: situazione seria

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Colpito dal virus un infermiere entrato in contatto col "paziente zero" morto l’8 ottobre.  Intanto è polemica tra dirigenti e sanitari del Presbyterian Hospital. I lavoratori: "Non c’è nessun protocollo"

Un altro operatore sanitario in Texas è risultato positivo al test dell'ebola. E’ il secondo caso di contagio registrato nello Stato americano, dove l'8 ottobre è morto il paziente zero, Thomas Duncan, il cittadino liberiano che ha portato il virus negli Stati Uniti. Una situazione che secondo la Casa Bianca "è seria", tanto che il presidente Obama si è sentito con i principali leader europei per esortarli a un maggiore impegno per fermare il morbo.

Gli Usa chiedono all'Europa più impegno - Nel corso di una videoconferenza con Renzi, Merkel, David Cameron e Holland, prima di un vertice alla Casa Bianca sul tema, Barack Obama ha invitato i leader europei a fare di più. Obama ha chiesto un impegno "più significativo" per fermare l'epidemia che ha ucciso finora quasi 4.500 persone nei Paesi più colpiti dell'Africa occidentale, ha riferito il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, aggiungendo che il presidente americano "vuole assicurarsi che tutte le risorse necessarie del governo federale siano impegnate" sul campo

Secondo contagio in Texas –  Ma intanto gli Stati Uniti temono per il nuovo caso i contagio. Amber Vinson, questo il nome della donna di 26 anni che ha contratto il virus, avrebbe viaggiato in aereo il giorno prima di avere i sintomi della malattia. Le autorità Usa hanno infatti individuato tutti i 132 passeggeri che il 13 ottobre erano sul volo 1143 della Frontier Airlines, partito da Cleveland, in Ohio, e diretto a Dallas-Fort Worth.

Polemica tra ospedale e infermieri - Cresce anche la tensione tra i lavoratori dell'ospedale di Dallas e la direzione. Proprio qualche giorno fa, infatti, un operatore sanitario del Presbyterian Hospital di Dallas ha accusato la struttura di non aver fornito indicazioni corrette su come trattare il paziente. Versione, questa, che contrasta con quella ufficiale e anche con quanto sostenuto da Thomas Frieden, a capo del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) di Atlanta che, alla luce del primo contagio, aveva parlato di una "violazione del protocollo" da parte degli operatori sanitari.
"Il Cdc dice che il protocollo è stato violato ma le infermiere dicono che non c'erano protocolli", ha dichiarato Roseann DeMoro, a capo del sindacato nazionale delle infermiere, parlando a nome delle colleghe del Texas.
Duncan, dopo essere stato rimandato a casa una prima volta nonostante avesse detto di essere stato in Liberia, era stato ricoverato nell'ospedale quando era tornato con gravi sintomi. Secondo le infermiere, allora non c'erano state indicazioni su cosa fare della sua biancheria e dei teli sporchi, veicoli di contagio.

Scatta la protesta anche in rete -  E alla ribellione degli infermieri si unisce la solidarietà di parenti e amici che, in Rete, lanciano l’hastag #PresbyProud per manifestare il loro appoggio ai lavoratori lasciati soli, secondo il loro parere, davanti al rischio contagio.

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