Offensiva Usa contro Isis: raid in Siria

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Bombardamenti in particolare nella zona di Raqqa, per prevenire "un attacco contro l'America". All'operazione partecipano Paesi arabi ma nessun partner occidentale. Damasco: "Azioni col nostro consenso". Gli Usa negano: "Non abbiamo chiesto il permesso"

Gli Stati Uniti sono passati all'azione contro l'Isis anche in Siria. Nella notte italiana, intorno alle 3.40, è iniziata l’offensiva aerea contro i jihadisti sunniti dello Stato Islamico. Secondo il Comando centrale americano, i raid sono stati avviati per prevenire "un imminente attacco contro gli Usa e gli interessi occidentali" pianificato da veterani di al Qaida, conosciuti come il gruppo "Khorasan". All’operazione, guidata dagli Usa, partecipano diversi Paesi arabi della regione, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Barhein e Qatar, ma nessun alleato occidentale. Non è ancora chiaro, però, quale sia il ruolo giocato dai singoli partner Usa del Golfo. Secondo l'Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sarebbero almeno 120 i jihadisti e qaedisti uccisi nei bombardamenti.

Obama ha informato il Congresso - Ad annunciare l’inizio dei raid americani in Siria è stato il portavoce del Pentagono, il contrammiraglio John Kirby.  "La decisione di condurre i raid aerei – ha riferito Kirby – è stata presa dal capo del Comando centrale Usa sulla base dell'autorizzazione ricevuta dal comandante in capo", Barack Obama. Il presidente Usa ha informato il Congresso dell’inizio dei raid.


Damasco: "Informati dei raid". Ma gli Usa negano - Obama nei giorni scorsi aveva avvertito l'Isis che non avrebbe potuto contare su alcun rifugio sicuro in cui nascondersi. Inoltre, nonostante Washington avesse ripetutamente ribadito che avrebbe agito senza chiedere alcuna autorizzazione a Damasco, il regime siriano di Bashar Assad sostiene di essere stato informato dell'inizio dell’offensiva. Un comunicato diffuso dalla tv di Stato, poi, conferma che la Siria sostiene ogni tipo di sforzo per combattere il terrorismo. Ma la Casa Bianca smentisce. "Gli Stati Uniti non hanno in nessun modo informato la Siria sui raid aerei e non hanno chiesto in alcun modo il permesso per gli attacchi" ha sottolineato la portavoce del Dipartimento di Stato americano, Jennifer Psaki.

Individuati almeno 20 obiettivi - Gli Usa avrebbero individuato almeno 20 obiettivi da colpire nella prima ondata di bombardamenti in Siria. Obiettivi che si troverebbero nel cuore dello Stato islamico, a Raqqa, la città nel nord della Siria dove il califfo Abu Bakr al Baghdadi ha posto la sua capitale. Colpite anche la regione di Bukamal, al confine con l'Iraq, la provincia a maggioranza curda di Hasake, nel nord-est siriano, il confine tra la regione di Aleppo e quella di Idlib. I bombardamenti, quindi, si starebbero concentrando anche nelle zone in cui si sono perse le tracce del gesuita padre Paolo Dall'Oglio, il 28 luglio 2013, e di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, nel luglio scorso.

Raid in Iraq iniziati lo scorso agosto - L’operazione americana contro l’Isis era iniziata lo scorso 8 agosto contro obiettivi in Iraq. Da allora, a ritmo quotidiano, i caccia americani hanno preso di mira e distrutto almeno 190 obiettivi. Fino ad ora, però, è stata soprattutto una campagna a carattere di difesa, per proteggere il personale diplomatico e militare americano nel nord dell'Iraq e per sostenere le forze irachene impegnate a contrastare l'avanzata dei miliziani nella regione della strategica diga di Mossul e verso la città di Erbil, capitale del Kurdistan iracheno.

In azione i più sofisticati caccia Usa - All’operazione in Siria, per la prima volta nella storia, stanno prendendo parte i più sofisticati caccia Usa, gli F-22 Raptor: aerei completamente invisibili ai radar (stealth) che non sono mai stati utilizzati dalla loro entrata in servizio nel dicembre del 2005. In corso anche il lancio di missili da crociera Tomahawk (fino a 2.500 km di gittata). Nell'offensiva sono pure usati decine di droni.

Secondo video di Cantlie - I miliziani dell'Isis, intanto, hanno pubblicato il secondo video di propaganda del reporter britannico John Cantlie (qualche giorno fa il primo video con l'ostaggio). Ne dà notizia la Bbc. Il giornalista afferma che i Paesi occidentali hanno sottovalutato "la forza e lo zelo del loro opponente" e che non hanno visto un "caos potenziale" come questo dai tempi del Vietnam.

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