Marò, governo India: "Non ci opporremo a rientro di Latorre"

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La Corte suprema aveva chiesto l'opione dell'esecutivo in merito alla richiesta di rientro in Italia per motivi di salute. La decisione rinviata ora al 12 settembre. Sospeso l'obbligo di firma per 2 settimane

Il governo indiano non si opporrà a un rientro in Italia di Massimiliano Latorre, il marò trattenuto ormai da due anni, nel caso in cui la Corte Suprema dovesse concedere un'autorizzazione in tal senso. Lo ha dichiarato a New Delhi il ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj. Rispondendo ad una domanda dell'agenzia Ansa, il ministro ha ribadito "non faremo opposizione ad una decisione della Corte".

Sospeso l'obbligo di firma per motivi di salute - Le dichiarazioni del ministro arrivano dopo che la Corte Suprema ha deciso, per motivi di salute, di sospendere per due settimane l'obbligo di firma per Latorre, il marò trattenuto in India dal febbraio 2012 insieme al collega Salvatore Girone con l’accusa di omicidio.

Decisione rinviata al 12 settembre - I giudici hanno esaminato l’istanza in cui, dopo l’attacco ischemico che ha colpito Latorre, i legali del militare italiano chiedono il rientro terapeutico in patria per un periodo di tre o quattro mesi. La decisione è stata rinviata al 12 settembre in attesa del parere del governo indiano. A questo punto l’India potrebbe porre delle condizioni a garanzia che, da quanto si è appreso, l’Italia sarebbe pronta ad accettare.

Nuove accuse ai due marò - Intanto, il quotidiano indiano Hindustan Times rilancia nuove accuse ai due fucilieri di Marina. Nell'incidente che il 15 febbraio 2012 provocò la morte di due pescatori indiani al largo del Kerala, scrive, i marò “presumibilmente cercarono di coprire il loro operato spingendo il capitano della petroliera Enrica Lexie a inviare un rapporto per le organizzazioni internazionali di sicurezza marittima in cui si sosteneva che i pescatori erano armati e che questo fu alla base della decisione di sparare". Una fonte del ministero dell'Interno indiano, che ha richiesto l'anonimato, avrebbe detto al giornale che "il capitano della Enrica Lexie generò un rapporto via e-mail in cui si sosteneva che sei dei pescatori a bordo del peschereccio St. Antony erano armati". "Ma gli investigatori indiani - dice ancora la fonte anonima - verificarono che tutti gli undici pescatori a bordo erano disarmati. Non c'erano armi sul peschereccio".

L'amratore: "Comandante non ha mai detto di aver visto armi" - Una ipotesi, questa, seccamente smentita da Pio Schiano, dg della Fratelli D'Amato Dolphin Tanker, armatrice della Enrica Lexie: "Il comandante Umberto Vitelli non ha mai rilasciato a qualsivoglia autorità alcuna dichiarazione in cui ha detto di avere visto armi o persone armate".

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