Kiev accusa: aggressione. Ma Mosca frena: puntiamo a tregua

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Lavrov chiama Mogherini: soluzione pacifica. Ma Merkel avverte: la Russia vuole cambiare i confini con la minaccia armata, presto nuove sanzioni. L'Ucraina: è alle porte un "grande guerra mai vista dall'Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale"

E' ormai guerra aperta tra Kiev e Mosca nell'est ucraino, anche se non dichiarata ufficialmente, e addirittura negata dalla Russia, che continua a smentire il suo intervento militare. Ma l'Ucraina denuncia "aspri scontri" con truppe russe a Donetsk e anche a Lugansk, dove l'esercito ha battuto in ritirata come quasi ovunque, ed evoca una "grande guerra mai vista dall'Europa dai tempi della Seconda guerra mondiale", come ha ammonito il ministro della Difesa, Valeri Gheletei. (LO SPECIALE - LE FOTO - I VIDEO).

L'Ucraina evoca "la grande guerra" -  Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel lo ammette, davanti al Bundestag: "E' ormai chiaro che non siamo di fronte a un conflitto all'interno dell'Ucraina, ma ad uno scontro fra la Russia e l'Ucraina". Mosca "vuole cambiare i confini attuali con la minaccia armata" e per questo, aggiunge, l'Ue varerà "nuove sostanziali" sanzioni. Le fa eco il premier polacco Donald Tusk, appena nominato presidente del Consiglio europeo che, commemorando il 75/mo anniversario dello scoppio del secondo conflitto mondiale, ha messo in guardia contro i pericoli di una guerra "non solo nell'est ucraino" e del ripetersi dello scenario del settembre 1939, quello dell'invasione nazista della Polonia.

Lavrov chiama Mogherni: soluzione pacifica -Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, continua intanto ad assicurare che "non ci sarà un intervento militare russo in Ucraina". E lo ribadisce anche al telefono con l'omologo italiano Federica Mogherini, con cui oltre a congratularsi per la nomina a capo della diplomazia Ue, ha discusso "delle possibili soluzioni migliori per trovare un accordo politico" per porre fine alla crisi.
Per ora, però, il gruppo di contatto - Osce, Kiev, Mosca e leader dell'est ucraino - riunitosi a Minsk per circa quattro ore ha deciso solo di proseguire i colloqui nei prossimi giorni per studiare le reciproche proposte.

I ribelli russi in Ucraina chiedono uno status speciale - Quelle dei ribelli, tuttavia, appaiono difficilmente accettabili per Kiev: sono pronti a restare nel Paese in cambio di uno status speciale per le loro regioni, che consenta loro di gestire la sicurezza, di nominare i magistrati e di svolgere attività economica con una maggiore integrazione con la Russia e l'Unione doganale. Oltre ad una amnistia generalizzata. Richieste audaci che sembrano prefigurare lo strappo finale, quello che secondo alcuni analisti russi sta perseguendo il Cremlino dopo il rifiuto di Kiev di trattare sul federalismo. In caso di fallimento dei negoziati, sempre secondo gli esperti russi, Mosca potrebbe appoggiare la nascita di uno stato cuscinetto, come ha già fatto in Georgia con l'Ossezia del sud e l'Abkhazia, e in Moldova con la Transnistria. Con l'obiettivo di mettere il bastone tra le ruote all'integrazione europea di Kiev e, soprattutto, alla sua adesione ad una Nato che alla vigilia del vertice dell'Alleanza il 4-5 settembre nel Galles, promette con il suo segretario generale uscente, Fogh Rasmussen, di essere "più visibile a est".
L'unica strada da percorrere, ribadisce Federica Mogherini, appena nominata nuova Lady Pesc, resta la diplomazia. "E' interesse dell'Ucraina, dell'Europa e della Russia che la crisi abbia una soluzione politica e non una soluzione militare, che semplicemente non esiste".

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