Putin: "Discutere lo status dell'Ucraina dell'est"

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Il presidente russo chiede l'apertura dei negoziati che potrebbero portare alla creazione di uno stato indipendente: "Non restiamo a guardare quando si spara sul popolo russo". Ma dalla Ue sono in arrivo nuove sanzioni

Brusca accelerazione della crisi Ucraina da parte della Russia. In un'intervista registrata venerdì, ma resa pubblica domenica, Vladimir Putin chiede di avviare negoziati con l'Ucraina per cambiare il suo modello di Stato e così fermare la guerra. Parole che suonano come un tentativo di ottenere maggiori competenze per le regioni russofone e che da alcuni sono state lette come la richiesta di creare uno stato indipendente nel sud-est ucraino. Zona che ormai Putin definisce sempre più frequentemente "Novorossia", come era chiamata in tempi zaristi e prima che i bolscevichi la unissero a Kiev.

Putin: "Non restiamo indifferenti se si spara sul popolo russo" - Il presidente ha voluto addossare all'Ue la responsabilità della crisi ucraina per aver sostenuto il movimento di protesta che portò alla rimozione a febbraio del presidente filorusso Viktor Ianukovic. "Avrebbero dovuto sapere che la Russia non sarebbe potuta rimanere a guardare mentre si spara sulla gente a bruciapelo". E parlo, ha aggiunto Putin, "non dello Stato russo, ma del popolo russo".

La precisazione del portavoce
- In un secondo tempo il portavoce del leader del Cremlino ha voluto smentire la richiesta della fondazione di uno stato indipendente nel sud est ucraino e ha parlato di parole "mal interpretate".  Secondo il portavoce, Putin avrebbe chiesto semplicemente l'apertura di "negoziati interni all'Ucraina sull'ordinamento interno ucraino rispettando gli interessi delle regioni orientali del Paese".  Anche se Putin non ne ha parlato esplicitamente, la Russia starebbe lavorando per trasformare l'Ucraina in una federazione nella quale le regioni dispongano di competenze in materia finanziaria e linguistica, oltre che possano eleggere direttamente i proprio governatori.

Nuove sanzioni dalla Ue
- Intanto nella giornata di sabato il Consiglio Europeo ha deciso di avviarsi sulla strada di un inasprimento entro la prossima settimana delle sanzioni contro Mosca. Ad essere colpiti saranno gli stessi settori indicati nel vertice di fine giugno. E quindi restrizioni all'accesso ai mercati finanziari, stop alle esportazioni di armi e delle tecnologie utili alla Russia per i settori energetico e delle telecomunicazioni. Ma niente forniture di armi all'Ucraina. "Non sono opportune", scandisce la cancelliera tedesca Angela Merkel, spiegando che se si armasse Kiev "si darebbe l'impressione che c'è una soluzione militare della crisi", invece i 28 - spiega la Merkel - "sono tutti d'accordo che una soluzione militare non c'è".

Ribadito il sostegno a Kiev - In compenso l'Europa è determinata a dare tutto il sostegno economico e politico possibile al governo di Kiev. E' questa la linea che passa nel vertice, che dedica all'Ucraina larga parte della discussione della serata. Si fonda sulla constatazione che "c'è escalation" e che "non si può dire quali siano le intenzioni del presidente Putin". Non si può neppure dire se tecnicamente, secondo il diritto internazionale, gli sconfinamenti russi siano un'invasione o meno. Ma attorno al tavolo dei 28 c'è la consapevolezza che "i militari russi sono nel territorio ucraino". Così nelle conclusioni del vertice la Ue si prende una settimana di tempo per mettere a punto le nuove sanzioni. Una settimana durante la quale si terrà anche il vertice della Nato in Galles. Sarà in quella circostanza che l'Ucraina cercherà di ottenere gli aiuti militari che cerca.

Soddisfatto il presidente Poroshenko - Dall'Europa, il presidente Petro Poroshenko - che partecipa per la seconda volta in due mesi al vertice dei leader europei - ottiene quella che definisce una risposta europea unitaria. Usando le stesse parole di Barroso, incontrato prima che i leader decidessero la stretta sui tempi, si è detto convinto che "il punto di ritorno è molto vicino" e ha sostenuto che "la Russia ha già superato la linea rossa con l'abbattimento del volo MH17 della Malaysia Airlines". Poroshenko ha partecipato anche al vertice dei leader del Ppe e ha ringraziato l'Europa perché "ha dimostrato due cose molto importanti": unità e solidarietà, appunto. Tutt'altro che scontate.


Leader Ue andranno in Ucraina - Al di là dell'efficacia delle sanzioni ("il cui impatto è difficile da valutare", afferma Merkel, "perché il regime russo non ne parla di certo"), quello cu sui conta Poroshenko è il sostegno politico. Così da una parte annuncia che presenterà al Parlamento uscente la ratifica dell'accordo di associazione all'Europa, dall'altra anticipa che nel mese di settembre una serie di leader europei - tra i quali Barroso, Van Rompuy, Schulz, ma anche il premier Matteo Renzi in quanto detentore della presidenza semestrale di turno - andranno a Kiev su suo invito per dimostrare "che l'Ucraina ha tanti amici anche in questi tempi complicati".

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