Siria, l'Isis va all'attacco a Raqqa. Oltre 500 morti

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Le forze jihadiste conquistano un aeroporto in mano all'esercito di Damasco. Iraq, Iran e i paesi arabi invocano la creazione di un fronte comune contro gli estremisti. Merkel: "Rischio genocidio". Liberato un reporter americano

La guerra dell'Isis in Iraq e Siria ha seminato negli ultimi giorni centinaia di morti nella regione siriana di Raqqa e minaccia la sopravvivenza di migliaia di turcomanni sciiti nella regione irachena di Salaheddin. I miliziani dell'Isis, padroni ormai di un territorio grande quanto l'Ungheria tra Iraq e Siria, hanno conquistato oggi, domenica 24 agosto, la base aerea di Tabqa, nella regione settentrionale di Raqqa. La base era l'ultima sacca di resistenza delle forze di Damasco in una zona sotto il controllo dell'Isis dalla primavera del 2013. Secondo fonti delle opposizioni siriane, circa 350 jihadisti e 170 militari siriani sono morti negli ultimi cinque giorni di combattimenti. Ma il bilancio non è verificabile in maniera indipendente. I media del regime siriano confermano il "ripiegamento" delle truppe governativa dalla base di Tabqa senza però menzionare alcuna perdita umana.

Merkel: "In Iraq c'è il rischio di un genocidio" - In Iraq, per portare il sostegno di Teheran al nuovo premier Haydar al Abadi è arrivato oggi il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che ha incontrato sia il premier uscente Nuri al Maliki che quello incaricato, oltre al collega Hoshyar Zebari. Dai colloqui è emerso l'accordo totale tra Iran e Iraq per creare un fronte comune contro i jihadisti e velocizzare gli sforzi per creare un governo che contribuisca a placare le tensioni politico-confessionali. Alla stessa conclusione è arrivata la cancelliera tedesca Angela Merkel che alla televisione pubblica tedesca Ard ha parlato di rischio di un "genocidio" che avviene sotto gli occhi di tutti in Iraq. La creazione di un fronte comune contro l'Isis è stata evocata, sempre oggi, anche dai ministri degli esteri saudita, egiziano, giordano, del Qatar e degli Emirati Arabi Uniti che si sono incontrati a Gedda, in Arabia Saudita.

Libero un reporter americano rapito nel 2012 - Intanto, cinque giorni dopo la diffusione del terribile video della barbarica decapitazione del giornalista James Foley, dalla Siria arriva finalmente una buona notizia: un altro reporter americano, Peter Theo Curtis, è stato liberato, quasi due anni dopo che era scomparso nel sud della Turchia e poi trasferito in territorio siriano. La 'Breaking News' è arrivata da al Jazira, secondo cui Curtis è stato oggi consegnato in Siria ad un rappresentante dell'Onu, anche grazie ad una non meglio precisata mediazione condotta dal Qatar. Fonti della famiglia Curtis hanno poi confermato l'avvenuto rilascio al New York Times, e infine è arrivata anche la conferma ufficiale dal segretario di Stato John Kerry. Curtis, originario di Boston, era stato sequestrato ad Antakya, nei pressi del confine siriano, nell'ottobre del 2012, mentre pianifica di andare in Siria. Secondo quanto raccontato da lui stesso, sarebbe riuscito a fuggire aprendosi un piccolo varco nella cella dove veniva tenuto.

Gb invia forze speciali per catturare jihadista del video - Secondo quanto riportato dalla stampa britannica inoltre si starebbe per chiudere il cerchio attorno al jihadista britannico che ha ucciso il giornalista americano James Foley mostrando l'esecuzione in un video. Le autorita' di Londra hanno lanciato una caccia sul campo, mandando le loro teste di cuoio in Iraq e Siria, e in patria, analizzando con le tecnologie piu' avanzate, perfino una per il riconoscimento delle vene, il filmato in cui il terrorista dell'Isis parla con in mano il pugnale per decapitare il reporter.  L'azione sul campo si gioca fra Siria e Iraq dove alcuni fra i migliori commando di sua maestà sarebber in azione al fianco di unità curde e irachene che combattono l'Isis

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