Gaza: 5 morti nei nuovi raid. Spiragli di tregua dall'Egitto

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Israele non tornerà al tavolo delle trattative finché il lancio di missili sullo Stato ebraico non finirà. Ma se fosse ripristinata la tregua, Tel Aviv sarebbe pronta ad allentare le restrizioni nella Striscia. Hamas: "Non ci interessa escalation"

In attesa che dal Cairo possano arrivare novità nelle trattative in corso tra egiziani e fazioni palestinesi, Israele e la Striscia di Gaza hanno vissuto un altro giorno di scontro. Razzi e raid si sono susseguiti con alcune pause durante il giorno, lasciando alta la tensione.

5 morti a Gaza, razzi sul Sud di Israele - A Gaza, l'esercito ha colpito nei raid più di 50 obiettivi "del terrore": il bilancio è di altri cinque morti, quasi 2000 dall'inizio del conflitto un mese fa. Nel sud d'Israele, nelle comunità più vicine al confine con la Striscia, le sirene di allarme hanno risuonato più volte per segnalare l'arrivo di nuovi colpi di mortaio e razzi (una trentina quelli lanciati oggi secondo lo Stato ebraico).

Israele: "No a trattative finché non si fermano i razzi" - Sul fronte delle trattative, Israele ha avvertito che non tornerà  al tavolo delle trattative indirette nella capitale egiziana se prima non terminerà il lancio di proiettili da Gaza. Proprio su questo punto - secondo un'altra fonte citata da Haaretz - starebbero del resto lavorando gli egiziani nei colloqui con le fazioni palestinesi, con in testa Hamas. 
Se fosse ripristinato il cessate il fuoco svanito alle 8 locali di venerdì con i razzi dalla Striscia, il governo israeliano - ha rivelato sempre la fonte citata da Haaretz - sarebbe in effetti pronto ad allentare le restrizioni attuali con misure ad hoc. Tra queste l'espansione dell'area di pesca a 12 nautiche, l'alleggerimento delle limitazioni sui beni in transito attraverso il varco doganale di Kerem Shalom, il permesso di maggiori esportazioni da Gaza verso la Cisgiordania e l'incremento dei permessi per i palestinesi di viaggiare tra Gaza e i Territori Occupati attraverso il valico di Erez, che porta dalla Striscia in Israele.

Il nodo del valico di Rafah - Anche sulla questione del valico di Rafah si sarebbe trovata una soluzione: la trattativa su questo punto - secondo indiscrezioni - sarebbe stata tolta dal tavolo e affidata ai rapporti tra l'Egitto e l'Autorità nazionale palestinese (Anp). Hamas avrebbe concordato questo escamotage avallando in qualche modo, che sul valico possa tornare il controllo del presidente Abu Mazen (attraverso quel governo d'unità nazionale a cui la fazione islamica ha aderito).

Il piano di Tzipi Livni - Da parte israeliana il ministro della giustizia Tzipi Livni ha illustrato oggi un piano per disinnescare il conflitto e rilanciare il processo di pace. Il piano dovrebbe consentire la fine delle ostilità lungo la frontiera con la Striscia, l'immediato e massiccio aiuto umanitario per la ricostruzione della Striscia e misure in grado di garantire sia le esigenze di sicurezza d'Israele sia quelle economiche dei palestinesi a Gaza. Inoltre, il riconoscimento dell'Anp come governo della Striscia e la subordinazione a questa di tutte le fazioni palestinesi. Ma anche l'apertura dei valichi della Striscia con clausole di controllo e un apparato d'ispezione in tale da escludere l'ingresso di materiale per armi. Infine, la ripresa delle trattative dirette fra Israele e Abu Mazen.

Hamas: "Non siamo interessati a escalation" - Il portavoce di Hamas a Gaza Sami Abu Zhuri ha d'altronde ammesso oggi che l'organizzazione non è interessata "a una escalation", ma ha ribadito che "se l'occupazione insiste nel continuare il conflitto, siamo pronti. Non possiamo tornare al punto di partenza e accettare il blocco di Gaza". Nell'intento di sostenere la mediazione del Cairo, i ministri degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, francese Laurent Fabius, e britannico Philip Hammond hanno dal canto loro fatto appello a entrambe le parti "per un immediato cessate il fuoco".

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