Gaza, Obama a Netanyahu: "Tregua immediata e incondizionata"

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Colloquio tra il presidente Usa e il premier israeliano. Hamas annuncia cessate il fuoco di un giorno alle ostilità ma non interrompe il lancio di razzi, provocando la reazione del governo israeliano, che dice: "Di tutto per difenderci". Appello del Papa

"Un cessate il fuoco immediato e incondizionato". E' quanto chiede il presidente Usa Barack Obama, in un colloquio telefonico col premier israeliano Netanyahu. "Qualsiasi soluzione duratura al conflitto israelo-palestinese - dice Obama - deve garantire il disarmo dei gruppi terroristici e la smilitarizzazione di Gaza". La telefonata arriva al termine di un'altra giornata in cui l'accordo tra Hamas e Israele per una tregua nella Striscia di Gaza è ancora lontano.
Dopo il sabato di tregua e di sforzi diplomatici, lo Stato ebraico aveva annunciato una pausa del conflitto fino alla mezzanotte di domenica. Nella mattinata del 27 luglio, però, il movimento islamista aveva ripreso il lancio di razzi e provocato la reazione di Israele. A quel punto Hamas ha chiesto un nuovo stop di 24 ore alle ostilità. Ma, è l’accusa di Netanyahu, non ha interrotto il lancio di missili.

La tregua saltata nella mattinata di domenica - Il ventesimo giorno di conflitto nella Striscia di Gaza era iniziato con la tregua, proposta dall’Onu, accettata da Israele. I vertici di Hamas, sin dall’inizio, non avevano comunicato la loro adesione alla pausa dell’offensiva. Quando sulle città israeliane è ripreso il lancio di razzi, e un soldato dello Stato ebraico è rimasto ucciso per un colpo di mortaio al confine, Israele aveva annunciato: “L'esercito ha ripreso le azioni per aria, via terra e via mare nella Striscia di Gaza”.

La nuova proposta di Hamas - Qualche ora dopo era arrivata una nuova proposta di cessate il fuoco da Hamas. “In risposta all'intervento dell'Onu e considerando la situazione del nostro popolo e in occasione della festa di Eid, è stato concordato tra le fazioni della resistenza di accettare una calma umanitaria di 24 ore a partire dalle 14.00 di domenica locali”, aveva detto un portavoce, citato anche dai media israeliani. L'inviato Onu in Medio Oriente, Robert Serry, aveva quindi chiesto anche a Israele di proclamare una nuova tregua. Lo Stato ebraico, secondo i media locali, avrebbe risposto sospendendo gli attacchi aerei ma proseguendo la demolizione dei tunnel. Poco dopo è arrivata la presa di posizione ufficiale di Benyamin Netanyahu.

Netanyahu: "Hamas viola tregua" - “Hamas sta violando la tregua di 24 ore che aveva annunciato”, ha detto il premier israeliano, mentre le sirene di allarme di avviso razzi continuano a suonare nel sud di Israele, soprattutto ad Ashdod ed Ashkelon. “Israele ha accettato 5 cessate il fuoco, inclusi due per motivi umanitari che Hamas ha sempre respinto. Noi non abbiamo ripreso i combattimenti, sono stati loro a farlo. Prenderemo qualsiasi misura per proteggere il nostro popolo", ha aggiunto Netanyahu. E ancora alla Cnn: “Se l'America fosse attaccata da terra, mare e via area avreste preso provvedimenti. Noi lo stiamo facendo. Non entro nei dettagli degli attacchi militari, ma Hamas deve smilitarizzare Gaza”. Sui morti palestinesi il premier ha detto: “Noi diciamo ai palestinesi di andarsene, Hamas dice loro di rimanere. Perché? Hamas è responsabile di questi morti”. Netanyahu ha confermato di aver respinto le proposte di John Kerry per una tregua e ha confermato che l'unica iniziativa valida resta quella egiziana.

Francesco: "Vi prego fermatevi" - Intanto Papa Francesco è tornato a lanciare un appello per la pace: "Vi prego fermatevi", dice il pontefice durante l'Angelus. "Penso soprattutto ai bambini ai quali si toglie la speranza, il futuro, bambini morti, bambini feriti, bambini orfani, bambini che giocano sui residui bellici e non sanno sorridere, vi prego fermatevi".



Il bilancio delle vittime - Con il militare morto al confine, salgono a 43 gli israeliani caduti dall’inizio dell’operazione nella Striscia. Oltre mille, invece, i morti palestinesi. Durante la tregua umanitaria di sabato, oltre 135 cadaveri sarebbero stati recuperati fra le macerie delle aree più colpite, fra cui Sajaya, Beit Hanun e Khuzaa.

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