Strage di palestinesi a Sajaya. Uccisi 13 soldati israeliani

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L'esercito di Tel Aviv intensifica l'offensiva di terra. Oltre 60 vittime nel sobborgo di Gaza City. Obama propone tregua a Netanyahu, che dice: "Completeremo l'operazione". Hamas: "Catturato militare". Appello del Papa per la pace

Una domenica di sangue ha segnato il terzo giorno dell'offensiva israeliana nella Striscia: oltre 90 palestinesi sono morti, per un totale complessivo di circa 436 vittime e più di 3000 feriti.
L'evento più tragico a Sajaya, popoloso quartiere a ridosso di Gaza City, dove sotto i bombardamenti israeliani sono morti, secondo fonti locali, oltre 60 persone, di cui 17 bambini e 14 donne. Il mondo arabo all'unisono è insorto definendolo "un massacro", "un crimine di guerra", e chiedendo alla comunità internazionale di intervenire subito.
Intanto le brigate Ezzedin al Qassam, braccio armato di Hamas, sostengono di aver catturato un soldato israeliano coinvolto nell'offensiva nella Striscia.

Israele annuncia la morte di 13 soldati - Israele, dal canto suo ha annunciato la morte di 13 soldati nelle operazioni, per un totale di 18 perdite dall'inizio dell'invasione e ha respinto le accuse sostenendo che da quella zona della Striscia sono partiti 140 razzi verso Israele. Ed ha ricordato di aver più volte avvisato la popolazione civile di allontanarsi dall'area. Per il segretario generale della Lega Araba, Nabil el-Araby, i bombardamenti sono stati "barbari" e l'attacco contro Sajaya a Gaza è un "crimine di guerra" contro civili palestinesi. "Un'escalation pericolosa" della situazione, ha aggiunto, che lascia presagire "conseguenze nefaste". Stessa condanna da parte del leader palestinese Abu Mazen.

Netanyahu: "Completeremo la missione" - Di fronte ai fatti di Sajaya le parti hanno aderito ad una richiesta di tregua umanitaria, prima interrotta perché Hamas – secondo Israele – ha continuato a tirare razzi sullo Stato ebraico e infine accettata fino alle 16.30 di domenica. In quel lasso di tempo si sono aiutati i feriti e recuperati i cadaveri.
Il premier Benyamin Netanyahu si è scagliato contro Hamas che ha accusato di usare "i suoi civili per proteggere i suoi missili, come scudi umani", mentre "Israele usa i missili per proteggere i civili". Poi Netanyahu – che ha anche parlato con Obama il quale ha proposto una tregua - ha ribadito che Israele "completerà la missione" fino a che la quiete non sarà ripristinata nel sud e nel centro del Paese.

La posizione degli Usa e l'appello del Papa - A fianco di Israele gli Usa: il segretario di Stato John Kerry – che dovrebbe arrivare lunedì al Cairo per favorire un cessate il fuoco tra le parti - ha detto in un'intervista che Israele "è sotto assedio di un'organizzazione terroristica" e che ha "ha tutti i diritti del mondo di difendersi". Ma, senza accorgersi del microfono aperto durante il colloquio, ha aggiunto in modo sarcastico: "Altro che operazione di precisione. L'escalation è significativa". La diplomazia internazionale tuttavia non è ancora riuscita ad imboccare il verso giusto per giungere alla tregua invocata anche da papa Francesco.

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