Ue, stretta finale per bozza e nomine. Renzi: "Ok a Juncker"

1' di lettura

Indiscrezioni su un momento di tensione tra Roma e Berlino: rispettiamo i patti, non faremo come la Germania nel 2003 avrebbe detto il premier alla Merkel. Nella notte riunione sul tema della flessibilità

Il principio della flessibilità è sul tavolo, ma l'accordo tra i 28 leader Ue sulla ricetta per rilanciare crescita, investimenti e occupazione ancora no. La ricerca di un'intesa è rinviata a venerdì 27: nella notte gli sherpa tornano al lavoro sulla bozza programmatica presentata dal presidente Ue Herman Van Rompuy per "esplicitare in modo più chiaro" il tema di una maggiore flessibilità rispetto al documento consegnato ai leader. Tra i promotori dell'incontro c'è stato il premier italiano Matteo Renzi. L'Italia è convinta che ci siano spazi per rendere più evidente il legame tra riforme e flessibilità.

Tensione Renzi-Merkel -
La discussione di giovedì 26 è stata segnata da un momento di tensione tra Renzi e la Merkel: tra i due ci sarebbe stata "una discussione accesa". Il premier italiano, a quanto hanno riferito fonti europee, si sarebbe rivolto alla cancelliera tedesca sottolineando che l'Italia non farà come la Germania nel 2003 (quando Berlino sforò il limite del 3% nel rapporto deficit-Pil) perché rispetterà i patti.

Tra crescita e flessibilità -
Dopo essersi riuniti in conclave nel municipio di Ypres, dove nel pomeriggio hanno commemorato il centenario della Grande Guerra, i capi di Stato e di governo dell'Unione devono ancora trovare un'intesa complessiva che consenta di sciogliere il nodo che lega la designazione di Jean-Claude Juncker (Ppe) per il posto di presidente della Commissione europea a un programma di lavoro per il prossimo esecutivo comunitario che soddisfi le richieste degli eurosocialisti di Renzi e Hollande.
La richiesta è di andare oltre la formula sul "buon uso" dei margini di flessibilità, specificando come questo principio sarà applicato. Ad esempio: concedendo più tempo per la riduzione del debito, oppure eliminando le spese per investimenti produttivi dal calcolo del deficit o concedendo deroghe all'obbligo di cofinanziare con fondi nazionali i progetti che beneficiano degli aiuti Ue. Renzi su questo è stato chiaro. "C'è un ok su Juncker - ha detto al termine del pre-vertice socialista - ma solo con un documento che indichi dove vuole andare l'Europa. Come Pse siamo d'accordo su questo, ora vediamo con gli altri". Poco prima Renzi aveva incitato l'Europa a occuparsi "di più di crescita e occupazione" spostando l'attenzione dalla burocrazia alle famiglie.

Cameron: Juncker non è il cambiamento -
Nella sua battaglia, Renzi può contare sul pieno appoggio della Francia e di quello del vicecancelliere tedesco, l'Spd Sigmar Gabriel. Ma è con la Merkel che occorre fare i conti. La quale, pur avendo aperto al concetto di flessibilità, appare restia ad andare oltre. Anche per non prestare il fianco alle critiche che già così le sono arrivate da industriali e politici tedeschi.
Ma anche sul fronte delle nomine la partita non è affatto semplice. Oltre alla candidatura Juncker - che appare comunque 'blindata' dal patto stretto tra Ppe e Pse in base al quale Martin Schulz presiederà il Pe - ci sono altre caselle molto importanti da riempire. A cominciare da quella del presidente permanente del Consiglio Europeo. Un fronte sul quale incide negativamente la posizione di 'guasta feste' assunta dal premier inglese David Cameron, fermamente deciso a dire 'no' all'ex premier lussemburghese perché ritiene che "non rappresenti il cambiamento", bensì un errore che l'Europa sta commettendo.

Leggi tutto