Obama: "I soldati Usa non torneranno a combattere in Iraq"

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Il presidente americano annuncia l'invio di 300 consiglieri militari per aiutare l'esercito iracheno ad affrontare la rivolta  jihadista dell'Isis. Il segretario di Stato John Kerry nel fine settimana sarà in Medio Oriente

Gli Stati Uniti sono pronti a inviare fino a 300 consiglieri militari in Iraq per sostenere le forze di Baghdad contro l'avanzata degli jihadisti sunniti dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) ma, ha spiegato in una conferenza stampa Barack Obama, i soldati americani non torneranno a combattere nel paese mediorientale.

Il presidente ha voluto sottolineare lo sforzo diplomatico in atto per scongiurare lo scoppio di una guerra civile e ha annunciato che il segretario di Stato John Kerry sarà in missione in Medio Oriente questo fine settimana. "Tutti i paesi confinanti hanno interesse alla sicurezza dell'Iraq" ha ricordato l'inquilino della Casa Bianca, invitando inoltre i leader di Bagdad, dai sunniti ai sciiti fino ai curdi "a superare le loro divergenze" Dal punto di vista militare Obama ha spiegato che gli Stati Uniti hanno "significativamente" aumentato l'intelligence in Iraq. Singoli azioni mirate, come raid aerei, non vengono escluse dal presidente americano che in ogni caso si consulterà con il Congresso e i leader della regione.

Determinante per Obama resta che il premier iracheno, lo sciita Norui al Maliki, faccia di tutto per unire le diverse anime del Paese superando le divisioni interconfessionali (sunniti-sciit) che finora hanno spaccato il Paese, alimentando la forza di gruppi come Isis, che può contare anche sul sostegno decisivo dei militari del disciolto esercito iracheno e dei membri del partito Baath di Saddam Hussein. L'Iran, a tale proposito, può giocare un ruolo ma solo se convincerà Maliki ad iniziare un processo inclusivo per far si che a Baghdad siano sentite tutte le voci dell'Iraq: curdi, sciiti e sunniti.

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