Vita artificiale più vicina, creato batterio con Dna espanso

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Accanto alle tradizionali quattro lettere che costituiscono 'l'alfabeto della vita' ne sono state aggiunte due, chiamate X e Y.  Lo studio, al quale la rivista scientifica Nature ha dedicato la copertina, si deve all'istituto californiano Scripps

Passi avanti nella ricerca sulla vita artificiale. Ottenuto il primo organismo vivente con un Dna 'potenziato': accanto alle tradizionali lettere che costituiscono 'l'alfabeto della vita' ne sono state aggiunte due in più, chiamate X e Y. Si tratta del primo organismo semi-sintetico, capace di replicarsi e mantenere il suo Dna 'truccato', e rappresenta un nuovo fondamentale capitolo della biologia sintetica. Il merito va a un gruppo di ricerca statunitense guidato dall'Istituto di ricerca Scripps il cui lavoro è stato pubblicato sulle pagine di Nature.

Dna espanso - "La vita sulla Terra in tutta la sua diversità è codificata solo da due coppie di basi del Dna: AT e CG; quello che abbiamo fatto è stato realizzare un organismo che contiene stabilmente quelle due coppie, più un terzo paio di basi non naturale", ha spiegato Floyd E. Romesberg, che ha guidato il team di ricerca. "Questo dimostra che altre soluzioni sono possibili e, naturalmente, ci avvicina ad una biologia a Dna espanso, che avrà molte eccitanti applicazioni: da nuovi farmaci a nuovi tipi di nanotecnologie".

La sfida - Romesberg e il suo laboratorio hanno lavorato dalla fine degli anni '90 per individuare le molecole che potevano servire come basi del nuovo Dna, e in linea di principio codificare proteine e organismi mai esistiti prima. "La grande sfida è stata quella di far lavorare le nuove basi in un ambiente molto più complesso, come quello di una cellula vivente", ha detto Denis A. Malyshev.
Nello studio il gruppo ha sintetizzato un tratto di Dna circolare inserendolo nelle cellule del batterio di E. coli. Il Dna conteneva le coppie di basi naturali più quella artificiale (due molecole note come d5SICS e DNAM). L'obiettivo era quello di ottenere le cellule di E. coli capaci di replicare questo Dna semi-sintetico il più normalmente possibile. I ricercatori ci sono riusciti sfruttando una specie di microalghe. Il prossimo passo sarà quello di dimostrare gli effetti di questo Dna 'espanso'.
"In linea di principio, potremmo codificare nuove proteine e amminoacidi non naturali", spiegano i ricercatori, che pensano anche ad applicazioni nel campo dei nanomateriali.

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