Lavrov avverte Kiev: pronti a rispondere come in Georgia

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Il ministro degli Esteri russo torna sulla crisi ucraina: "Se attaccati risponderemo". Poi critica gli Usa: "Stanno conducendo le danze". Intanto la Duma approva una nuova legge su Internet: Gmail e Skype a rischio blocco

La Russia è pronta a rispondere alla crisi ucraina come ha già fatto in Georgia nel 2008 se i suoi interessi saranno attaccati. A dirlo è il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, riferendosi al conflitto di pochi giorni tra i due Paesi avvenuto nell'estate del 2008.
"Se saremo attaccati - ha detto Lavrov durante un'intervista a Russia Today - risponderemo sicuramente. Se i nostri interessi, i nostri legittimi interessi, gli interessi dei russi saranno attaccati direttamente, come lo sono stati per esempio in Ossezia del Sud (una regione separatista della Georgia, ndr), non vedo altra soluzione che rispondere in linea con il diritto internazionale". Il capo della diplomazia russa ha quindi sottolineato che le truppe di Mosca non hanno oltrepassato la frontiera con l'Ucraina, ma ha anche tuonato che "un attacco ai cittadini russi è un attacco alla Federazione russa".

Lavrov ha poi accusato  gli Stati Uniti di guidare le scelte delle nuove autorità filo-occidentali di Kiev nella crisi. "Non c'è ragione - ha detto - per non credere che gli americani stiano conducendo lo spettacolo".



Le accuse contro gli Stati Uniti - "Avevano annunciato la sospensione della cosiddetta operazione anti-terrorismo", ha detto il plenipotenziario di Mosca, "però ora che il vicepresidente Usa, Joe Biden, ha visitato l'Ucraina, gli Usa hanno detto la ripresa della fase attiva di questa operazione, cominciata subito dopo la visita del direttore della Cia a Kiev". Lavrov ha infine accusato nuovamente Kiev di non rispetare gli accordi raggiunti a Ginevra da Russia, Ucraina, Usa e Ue per disinnescare la tensione nelle regioni di Donetsk e Lugansk.

La Duma approva nuova legge su Internet, Gmail e Skype a rischio  - Le dichiarazioni di  Lavrov arrivano poche ore dopo l'annuncio di  "pacchetto di leggi anti-terrorismo" messo a punto dopo gli attentati di Volgograd di dicembre scorso e approvato in via definitiva dalla Duma. 
Secondo le nuove norme, Gmail, Skype e altri servizi di posta elettronica e messaggeria rischiano di essere bloccati dalle autorità russe, se rifiutano di conservare i dati dei loro utenti in server all'interno del territorio della Federazione.  Tra le altre cose, il documento equipara, di fatto, i blogger con almeno 3.000 utenti giornalieri ai mass media, inserendoli in un registro speciale.



La nuova normativa, che modifica la legge sull'informazione, prevede che le società di comunicazione online registrino per sei mesi le informazioni di tutti i messaggi degli utenti. I dati devono essere conservati sul territorio della Federazione e non si fanno eccezioni: anche le compagnie straniere come Google (Gmail), Facebook e Microsoft (proprietaria di Skype) sono tenute ad avere server nel Paese, allo stesso modo delle russe Yandex, Mail.ru o Vkontakte.

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