Turchia, la censura su Twitter diventa selettiva

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Il social network ha bloccato l'accesso a due account che hanno diffuso intercettazioni che riguardano Erdogan. La mossa arriva dopo un incontro tra la società e le autorità locali. L'azienda tranquillizza: restrizioni solo dietro richiesta di un giudice

di Raffaele Mastrolonardo

Dopo il blocco da parte del governo, l'aggiramento del divieto ad opera degli utenti e la decisione della Corte costituzionale di ripristinare l'accesso al social network, la saga di Twitter in Turchia registra un nuovo capitolo: la censura selettiva, questa volta però frutto di un accordo tra le autorità e l'azienda americana. Il risultato è che da domenica scorsa due account del sito di microblogging protagonisti della diffusione di documenti relativi allo scandalo di corruzione che ha coinvolto il governo, il primo ministro Recep Erdogan e i suoi familiari, sono inaccessibili dalla Turchia. @Bascalan e @haramzadeler, queste le denominazioni degli account, contano, insieme, quasi un milione di follower e, come riportato dalle agenzie di stampa, sembrano avere accesso privilegiato ai documenti relativi all'inchiesta in cui pare implicato anche Erdogan. I due utenti, anonimi, restano però regolarmente raggiungibili dall'estero. L'ultimo tweet di @Bascalan risale al 29 marzo scorso e riporta un link ad un video pubblicato sulle piattaforme di condivisione video YouTube e Vimeo nel quale viene mostrata la presunta intercettazione di una telefonata tra il primo ministro e suo figlio Bilal.


Diplomazia al lavoro - Il blocco dei due account arriva dopo l'incontro, avvenuto il 15 aprile scorso, tra i rappresentanti di Twitter e le autorità turche. In quell'occasione la società americana ha acconsentito alla richiesta di impedire l'accesso a determinati utenti dall'interno del Paese dietro domanda formale da parte di un giudice. Il social network si sarebbe però rifiutato di aprire un ufficio in Turchia e di fornire informazioni sull'identità dei titolari di un account. Le autorità hanno inoltre chiesto alla società di pagare le tasse sui fatturati derivanti dalla pubblicità locale dopo che, pochi giorni prima, Erdogan aveva accusato il sito di microblogging di evasione fiscale. Il colosso americano ha risposto che verserà le imposte applicabili ad una filiale che vende pubblicità in Turchia per conto dell'azienda. Inoltre, ha nominato un rappresentate per gestire le richieste da parte del governo turco.

Aggiramenti e spiegazioni – Come è stato notato, la restrizione dell'accesso implementata è facilmente aggirabile. Non solo i due utenti possono aprire nuovi account da cui continuare a diffondere i materiali, ma basta cambiare le impostazioni di Twitter relative alla propria nazione di provenienza per continuare a vedere @Bascalan e @haramzadeler. La soluzione non è particolarmente difficile, soprattutto in un Paese che in questi mesi ha dato prova di buona dimestichezza con la Rete aggirando anche blocchi più severi. Anche per questo qualcuno ha parlato di “compromesso diplomatico” tra le parti in causa in cui il regime “salva la faccia”, dal momento che gli account sono ufficialmente bloccati, ma allo stesso tempo le informazioni possono continuare a circolare in relativa tranquillità. Da parte sua, Twitter ha cercato di rassicurare l'opinione pubblica ribadendo che per restringere l'accesso c'è bisogno di una richiesta da parte di un giudice, che la società si riserva di presentare appello quando ritiene che le richieste danneggino la libertà di espressione e che nessuna informazione personale verrà condivisa con le autorità.



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