Naufragio in Sud Corea: proteste per il ritardo dei soccorsi

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Rabbia dei genitori e dei parenti degli oltre 200 studenti ancora dispersi nell'incidente del traghetto Sewol, affondato il 16 aprile. Il comandante avrebbe atteso 40 minuti prima di dare l'ordine di evacuazione. Sale il bilancio delle vittime

Continua la protesta delle famiglie delle vittime del traghetto affondato il 16 aprile, che contestano il ritardo nei soccorsi e nel recupero dei cadaveri. Secondo quanto riferisce la BBC online, almeno 100 persone hanno tentato di attraversare il ponte che separa l'isola di Jindo dalla terraferma con l'intento di raggiungere la presidenza a Seul, ma sono stati bloccati dalla polizia. Rabbia, dolore e frustrazione sono i sentimenti che condividono in questi giorni i parenti degli oltre 200 dispersi.


Sale il bilancio - Intanto, è salito a 58 il numero delle vittime accertate dell'affondamento del traghetto sudcorano Seawol nel quale restano intrappolati ancora almeno 244 corpi delle 476 persone a bordo, la maggior parte dei quali erano studenti (a bordo ce ne erano 350 in gita scolastica). E mentre c'è chi spera ancora nel miracolo di trovare qualche sopravvissuto, le autorità hanno chiesto il prolungamento del fermo del comandante, il 69enne Lee Joon-seok che ha impiegato 40 minuti per decidere l'evacuazione dei passeggeri, e di altri due membri dell'equipaggio: il timoniere 55enne e il terzo ufficiale al comando al momento dell'incidente, la 26enne identificata solo con il cognome Park, con scarsa esperienza.

I 40 minuti di ritardo sono stati fatali - Il traghetto, il giorno dell'incidente, stava procedendo sulla rotta abituale di 400 km da Incheon all'isola di Jeju in condizioni atmosferiche normali. Le immagini delle tv locali sulla giornata non hanno lasciato dubbi: il ritardo di oltre 40 minuti nel dare l'ordine di evacuazione è stato fatale ed ha impedito, con lo scafo troppo inclinato, addirittura l'apertura delle scialuppe gonfiabili per un migliaio di posti complessivi.

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