Dall'Ucraina alla Turchia, ad ogni rivoluzione la sua app

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Non solo Facebook e Twitter, i manifestanti a Caracas, Istanbul e Kiev per organizzarsi e usare il web ricorrono anche all’aiuto di applicazioni e tecnologie meno note al grande pubblico

di Raffaele Mastrolonardo

Hotspot Shield, Zello, HideMyAss non sono certo tra i nomi noti della Rete, di sicuro non quanto Twitter, Facebook e YouTube. Eppure questi servizi e applicazioni poco conosciuti al grande pubblico stanno giocando un ruolo importante nelle mobilitazioni che negli ultimi mesi hanno avuto luogo in Turchia, Ucraina e Venezuela. Sono strumenti simili infatti che, da una parte, permettono ai manifestanti di meglio coordinarsi in strada e, dall’altra, consentono agli utenti di accedere ai principali social network quando questi, come accade sempre più spesso, sono messi al bando dai governi nazionali. 

Navigazioni nascoste -  L’esempio più recente è quello della Turchia dove Twitter è stato a lungo bloccato fino a che a inizio aprile una sentenza della corte costituzionale non ha dichiarato il divieto illegittimo. Tuttavia, anche prima del pronunciamento finale dei giudici, gli utenti turchi hanno continuato ad accedere in massa al servizio di microblogging.
Tra le varie soluzioni attraverso le quali sono riusciti a scavalcare le barriere virtuali issate dal governo c’è un software chiamato Hotspot Shield, che permette di navigare anonimi e dunque di raggiungere anche siti i cui indirizzi siano stati resi inaccessibili in una determinata nazione. In quattro giorni - secondo quanto riporta la stessa azienda - la versione per smartphone del software ha raggiunto 1,1 milioni di installazioni diventando l’app gratuita più scaricata nel Paese. Tecnicamente, Hotspot Shield è una VPN, un servizio che crea una rete virtuale privata tra i server della società che produce il programma e l’utente.
Il risultato è che quest’ultimo naviga con l’indirizzo IP della prima e dunque sfugge ai blocchi a cui sono sottoposte le connessioni nazionali. Hotspot Shield non è comunque l’unico servizio del genere ad avere ottenuto un repentino successo dalle parti di Istanbul e Ankara. Anche ZenMate, una soluzione analoga, ha registrato un’impennata di download. E nel gioco a guardia e ladri tra le autorità e l’opinione pubblica virtuale turca un balzo del 900 per cento lo avrebbe compiuto anche il servizio di anonimizzazione delle navigazioni HideMyAss.

Walkie talkie in piazza - I social media, come raccontato, stanno giocando un ruolo importante anche in Ucraina e Venezuela. Nel paese dell’Est, come hanno notato due ricercatori della New York University, la pagina Facebook ufficiale della protesta è servita anche per diffondere informazioni logistiche per i manifestanti attraverso post che, fra le altre cose, indicavano i locali in cui si servono bevande gratuite o diffondevano volantini da distribuire nelle strade. Nella nazione sudamericana, invece, è in corso una vera e propria battaglia di propaganda virtuale tra il governo e le opposizioni che lo contestano. In entrambi gli stati, però, accanto ai maggiori social media c’è un altro servizio che è entrato nelle grazie dei manifestanti.
Si chiama Zello e trasforma gli smartphone degli utenti in walkie-talkie: si schiaccia il pulsante, si parla e poi si aspetta la risposta. L’app consente di creare dei canali di comunicazione a cui possono aderire centinaia di migliaia di persone anche se non più di 600 possono usarla contemporaneamente. Il sistema è stato utilizzato dai manifestanti ucraini e venezuelani, tra le altre cose, per coordinare i propri movimenti nelle strade e raccogliere informazioni sulla posizione delle forze dell’ordine. Secondo quanto riportato dalla stessa azienda, a fine febbraio Zello è diventata l’applicazione più scaricata nelle due nazioni. In particolare, all’ombra delle Ande la diffusione del servizio è cresciuta così tanto che l’operatore telefonico CANTV, controllato dal governo, ad un certo punto ha deciso di bloccarne l'accesso. O almeno ci ha provato.


Anche in Venezuela, infatti, a fronte dei tentativi delle autorità di censurare la Rete, gli utenti hanno trovato sistemi di aggiramento. Tra questi uno di quelli che è diventato più popolare nelle piazze di Caracas è TunnelBear, un servizio di VPN che ha permesso ai manifestanti di accedere a Zello nonostante il divieto imposto dall’alto.
Il sistema, che consente una navigazione anonima, prevede una versione gratuita con un limite alla quantità di dati che si possono scaricare, mentre per una fruizione più estesa bisogna pagare. Durante le manifestazioni, TunnelBear ha però deciso di offrire gratis i suoi servizi a tutti i venezuelani.

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