Facebook: Internet per tutti attraverso i droni e i laser

Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook - Getty Images
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Aerei senza pilota alimentati da energia solare, ma anche satelliti potenziati. Il social network ha presentato alcune delle soluzioni con le quali intende portare online i due terzi della popolazione mondiale che al momento non hanno accesso alla Rete

di Raffaele Mastrolonardo

Google pensa ai palloni aerostatici. Facebook risponde con i droni. Come se non fossero già abbastanza in competizione per catturare l'attenzione degli attuali utenti della Rete, i due colossi del mondo online guardano al futuro e sono già impegnati in una battaglia per i prossimi frequentatori del Web, quelli che ancora su Internet non ci vanno. Proprio per portarceli il motore di ricerca e il social network sembrano fare a gara a chi presenta le soluzioni più innovative. Nei mesi scorsi sono arrivate le mongolfiere targate Mountain View, ora è la volta degli aerei senza pilota voluti da Mark Zuckerberg. L'obiettivo è lo stesso: garantire accesso a Internet a basso costo in quelle aree di mondo dove i network tradizionali non arrivano, una missione che unisce filantropia e interesse dal momento che la Rete in zone depresse può significare più sviluppo ma anche più soldi nella casse delle due aziende.

Meglio dei palloni - I droni, secondo quanto annunciato la scorsa settimana dallo stesso fondatore della società, sono una delle opzioni allo studio nel neonato Connectivity Lab, un laboratorio dedicato alla messa a punto di nuovi e più efficienti metodi per garantire accesso a Internet in luoghi remoti e poco sviluppati. Secondo quanto si legge in un paper sull'iniziativa, i velivoli dovrebbero volare ad un'altezza di 20 chilometri da terra in uno spazio al di sopra delle rotte degli aerei commerciali caratterizzato da condizioni atmosferiche relativamente stabili. In questo contesto gli aerei senza pilota, che si alimentano a energia solare, potrebbero restare in aria per mesi se non anni. “I droni possono durare più dei palloni aerostatici”, si precisa nell'articolo, con un possibile riferimento alla soluzione rivale di Google. L'idea, secondo Facebook, sarebbe in grado portare connettività ad aree estese quanto una città con una densità di popolazione media.

Il futuro della connettività secondo Facebook



A ciascuno il suo - Ma la squadra che compone il Connectivity Lab, che è stata arricchita di esperti provenienti da organizzazioni come la NASA e Boeing, non guarda solo ai velivoli guidati dai computer. Il ventaglio delle ipotesi per accompagnare online qualche miliardo di persone in più è arricchito anche da satelliti geostazionari, che orbitano a 35 mila chilometri dalla superficie terrestre, e da satelliti in orbita bassa (400-600 km). Ciascuna di queste  varianti ha i suoi pro e i suoi contro quando si tratta di offrire connessione alla Rete, soprattutto in relazione ai costi di lancio, alla qualità del segnale e alla superficie terrestre coperta. Anche per questo, indipendentemente dalla opzione scelta di volta in volta, Facebook sta studiando la possibilità di portare la connettività attraverso una tecnologia chiamata Free space optical communications (FSO) che utilizza la luce per trasportare dati. Si tratta, in sostanza, di raggi laser che viaggiano nella regione infrarossa dello spettro elettromagnetico. Rispetto a sistemi di trasmissione più tradizionali, la FSO ha il vantaggio di poter veicolare una banda maggiore ma lo svantaggio, tra gli altri, di essere sensibile alle condizioni atmosferiche non essendo in grado di lavorare efficientemente, per esempio, in presenza di nuvole.

Rete per tutti – Il Connectivity Lab rientra nel progetto Internet.org, lanciato da Facebook lo scorso agosto per connettere i due terzi della popolazione mondiale che ancora non hanno accesso a Internet. Più in generale, l'iniziativa sembra coerente con il recente attivismo del social network che pare pensare all'immediato (si veda l'acquisizione di WhatsApp che stava diventando un potenziale concorrente) ma anche al futuro più distante. In questa direzione va, per esempio, l'acquisto di Oculus, società specializzata nella produzione di dispositivi per la fruizione di realtà virtuale, tecnologie la cui integrazione con il social network non è per ora chiara. Stesso discorso per la decisione di Mark Zuckerberg di investire – anche se a livello personale, ha specificato – in un'azienda di intelligenza artificiale chiamata Vicarius. Anche se in borsa il titolo va bene e le entrate continuano a crescere, nel settore hi-tech, come noto, è sempre meglio non sedersi sugli allori.

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