Turchia, come gli utenti hanno aggirato il blocco di Twitter

Istanbul, proteste per il blocco di Twitter
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Il divieto imposto da un tribunale ha ottenuto l’effetto contrario: migliaia di utenti si sono riversati sul servizio di microblogging, generando un numero record di tweet. Intanto Google si rifiuta di censurare i video su YouTube

di Nicola Bruno

Alla fine il tanto contestato blocco di Twitter in Turchia ha finito con il produrre solo l'effetto contrario: migliaia di utenti turchi si sono riversati sul servizio di microblogging per contestare e, in molti casi, deridere la scelta del tribunale. Secondo le cifre diffuse dalla società di monitoraggio del traffico online Brandwatch dopo il blocco si è addirittura registrato un picco di accessi su Twitter, con più del doppio (+138%) degli utenti abituali.


Secondo un altro report segnalato dal Guardian, dopo il divieto in Turchia sono stati generati più di 2,5 milioni di tweet, toccando così un record storico per il servizio di microblogging in questo paese. Sysomos, altra compagnia di monitoraggio, ha diffuso numeri inferiori (1,2 milioni di tweet), ma comunque considerevoli. Un boom segnalato anche da Hurriyet, il principale quotidiano online turco, che nella sua versione inglese ha sottolineato come non ci sia stato nessun calo del traffico su Twitter. Anzi, l'hashtag #TwitterisblockedinTurkey è diventato presto trending topic.


Subito dopo il blocco, su Twitter, Facebook e gli altri social media è presto iniziato il tam-tam con le istruzioni per aggirare il divieto. Il metodo più semplice riguarda il cambiamento dei DNS, i server che traducono le url alfanumeriche che inseriamo nel browser (ad esempio: www.twitter.com oppure www.tg24.sky.it) nei più lunghi (e difficili da ricordare) indirizzi numerici IP che costituiscono le vere e proprie coordinate dei siti online. E' bastato quindi cambiare i DNS locali con quelli provenienti da altri paesi - come quelli di Google, ad esempio - per aggirare in pochi passi il divieto.


Le istruzioni su come cambiare i DNS con quelli di Google sono presto diventati virali, non solo online, ma anche offline con gli indirizzi 8.8.8.8 e 8.8.4.4 presto comparsi sulle banconote e sulle mura di Istanbul.



La stessa Twitter ha diffuso le istruzioni per aggirare il divieto e si è augurata che le autorità tolgano presto il blocco.


Anche attiviste delle Femen ha subito abbracciato questa forma di protesta.


Non solo cambio dei DNS, comunque. Molti turchi hanno anche utilizzato servizi di VPN, che permettono di aggirare le barriere dell'Internet locale creando un network privato. ZenMate, nota estensione per creare una VPN su Google Chrome, avrebbe attirato più di 25.000 utenti della Turchia nelle ultime 24 ore. Hotspot Shield e altri applicazioni per la creazione di VPN sullo smartphone sono state tra le più scaricate in assoluto sul Google Play turco. Sui social media hanno poi preso a circolare immagini ironiche nei confronti del Primo Ministro Recep Tayyip Erdoğan. (GUARDA LA GALLERY)


In un lungo post su Medium, la studiosa Zeynep Tufekci ha spiegato come il divieto alla fine abbia prodotto un effetto boomerang per Erdogan: “al momento gli unici a non utilizzare Twitter sono i supporter del governo e chi non ha le competenze minime per aggirare il blocco".

Nel frattempo Google ha annunciato di aver rifiutato l'invito del governo turco a censurare una serie di video su YouTube con le intercettazioni telefoniche che proverebbero almeno un caso di corruzione nella famiglia di Erdogan. Il primo ministro turco si è sempre difeso dicendo che le registrazioni sono false.

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