Crimea, l'Ue aggiunge altri 12 nomi alla lista nera

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Bruxelles aumenta il numero dei russi colpiti dal bando dei visti e dal congelamento dei beni, e conferma la sospensione del G8. Intanto, è guerra di sanzioni tra Obama e Putin. E Kiev eleva l'allerta delle Forze armate allo stato di "pronte a combattere"

E' guerra di sanzioni tra Usa e Russia sullo scacchiere ucraino, mentre l'Ue prova ad alzare la voce aggiungendo 12 nuovi nomi alla black list, annullando il summit bilaterale di giugno e sospendendo il G8. Ed anche lanciando al Cremlino un nuovo avvertimento: se ci sarà una nuova escalation della tensione arriveranno altre sanzioni più 'pesanti'. Il consiglio ha dato mandato agli Stati membri e alla commissione di studiare "sanzioni mirate" in vari campi dell'economia. Mosca dal canto suo ha varato sanzioni simmetriche contro Washington, ma ha 'snobbato' l'Europa, dove nonostante nuovi inasprimenti delle misure annunciate dal summit straordinario del 6 marzo, una folta schiera di colombe (tra cui il premier italiano Matteo Renzi) lavora per mantenere aperte le porte del dialogo.

Intanto l'Ucraina ha elevato l'allerta delle sue Forze armate allo stato di "pronte a combattere" ed il premier Arseni Iatsieniuk ha parlato di "risposta" anche "militare" a qualsiasi tentativo di nuove annessioni ad Est. E sul fronte diplomatico internazionale la situazione. Se col decreto firmato il 20 marzo dalla Casa Bianca, gli Usa estendono la loro "lista nera" con una nuova mitragliata di sanzioni diretta ad alti funzionari russi, come il capo dello staff di Putin Sergei Ivanov, e di persone che con la loro ricchezza e influenza rendono forte il capo del Cremlino, ecco che pronta è arrivata la rappresaglia del Ministero degli Esteri russo (VIDEO). Così sono piovute sanzioni reciproche, e di pari numero, contro dirigenti e parlamentari americani prossimi a Obama: nel mirino anche tre consiglieri del presidente, dalla vice assistente per la sicurezza nazionale Caroline Atkinson all'ex ghost writer e braccio destro del presidente Daniel Pfeiffer. Il Cremlino non ha reagito per il momento di fronte agli irrigidimenti che emergono dal vertice di Bruxelles, con la cancelliera tedesca Angela Merkel che ha annunciato un "allungamento" della lista delle persone colpite dal bando dei visti e dal congelamento dei beni, e la sospensione del G8 "fino a quando le condizioni politiche" non saranno mutate. Ma per molti dei leader europei non è ancora arrivato il momento del passaggio alla 'fase tre' della strategia studiata per fare pressing sul Cremlino.

A Bruxelles non c'è la stessa disinvoltura degli americani nell'agitare il fantasma delle sanzioni economiche e finanziarie, perché il loro peso è di tenore ben diverso e si teme un effetto boomerang. Le prime misure da prendere nel caso in cui l'escalation si aggravi tuttavia sono pronte, ed un primo step potrebbe essere l'embargo commerciale delle armi - non a caso infatti in Francia si è tornati a parlare di un blocco della vendita di due maxi-navi da guerra Mistral alla Russia - ma di fatto è chiaro a tutti, Cremlino compreso, che le conseguenze delle iniziative economiche sarebbero "dolorose" per tutti. In aggiunta, se è vero che Usa e Ue si stanno muovendo in parallelo, le misure varate fino ad ora dalla Casa Bianca hanno un peso più incisivo e sono "le più severe del dopo-Guerra Fredda sul fronte russo", mentre quelle arrivate da Bruxelles hanno un peso poco più che simbolico. Iniziative, quelle americane, che secondo il Tesoro Usa potrebbero arrivare a danneggiare il cambio del rublo, sul dollaro, del 3%.

E mentre l'Ucraina si prepara, stamattina, a firmare la parte politica dell'accordo di partnership con l'Ue, il premier Iatseniuk mostra i denti e avverte che l'Ucraina "risponderà fermamente, anche con mezzi militari a tutti i tentativi di impossessarsi dell'Ucraina, di attraversamento delle frontiere da parte delle truppe russe o di annettere le regioni dell'Est o qualsiasi altra". Intanto il segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon, dopo il suo incontro con Putin al Cremlino, cerca di calmare le acque e propone il dispiegamento di osservatori dell'Onu in Ucraina. "E' importante che sia garantita la difesa dei diritti di tutti i cittadini dell'Ucraina, soprattutto delle minoranze - dice la guida delle Nazioni Unite - Il miglior modo di eliminare l'inquietudine per i diritti umani sarebbe che tutte le parti accettassero il dispiegamento di gruppi di osservatori Onu che in loco potrebbero valutare la situazione e comunicarci quello che succede".

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