Ucraina, la guerra delle news tra propaganda e fact-checking

Il discorso di Putin sull’annessione della Crimea alla Russia trasmesso in un bar di Simferopol - Credits: Getty
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Lo scontro Kiev-Mosca si riflette anche sui media. Ma tra canali tv e siti web oscurati e informazione a senso unico, prendono piede iniziative per la verifica delle notizie. E cresce il ruolo dei social media, anche se accessibili solo a una minoranza

di Nicola Bruno

C’è la signora che compare in più servizi giornalistici, ora nei panni di una “rifugiata di Donetsk”, ora di “residente di Odessa” o di “partecipante di Antimaydan”. Ci sono le foto che denuncerebbero episodi di pulizia etnica in Crimea, ma che in realtà sono state scattate in Bosnia. O ancora le prove di risultati gonfiati nell’ultimo referendum in Crimea. E i presunti ucraini che si starebbero spostando in massa verso la Russia: anche qui la foto è stata scattata in un altro momento e in un’altra zona (la frontiera con la Polonia). Molte di queste “notizie” sono lanciate da media filo-russi che amplificano la propaganda cara al Cremlino di un’Ucraina in mano a “nazisti” ed “estremisti violenti”. Ma sempre più spesso anche a Kiev vengono segnalati casi di censura e violenza per chi si dimostra troppo vicino alla Russia.

StopFake.org - Come in molti conflitti recenti - dalla Palestina alla Somalia, passando per la Siria, Venezuela - anche nella crisi tra Russia e Ucraina la propaganda è sempre più utilizzata sui media tradizionali e non. Con la differenza, rispetto al passato, che ora chi ha accesso a Internet può trovare più facilmente ricostruzioni più attendibili. Ne è una prova il sito StopFake.org (da cui sono ripresi tutti gli esempi riportati sopra). Lanciato lo scorso 2 Marzo dagli studenti della Mohyla School of Journalism di Kiev, si occupa proprio di effettuare un fact-checking delle notizie false più clamorose provenienti dai media filorussi. Il sito è disponibile sia in russo che in inglese ed è molto attivo anche sui social network più utilizzati dai giovani locali, come Vkontakte.

Ukraine Crisis Media Center - Proprio per cercare di porre un freno alla propaganda nelle scorse settimane è nato l’Ukraine Crisis Media Center con l’obiettivo di “fornire informazioni sull’Ucraina e la Crimea ai media internazionali”. Ogni giorno il centro manda in onda 4 o 5 briefing, realizzati insieme a giornalisti provenienti da Crimea, Russia e Ucraina, in modo da essere il più possibile oggettivi. Ai reporter di testate estere che ne fanno richiesta, vengono forniti accompagnatori locali. A poche settimane dal lancio, il centro ha già un buon seguito online, con più di 11mila follower su Facebook.

Censura da entrambi i lati - Ma nella guerra dell’informazione che vede opporsi Mosca e Kiev, forse la propaganda delle notizie rappresenta l’arma più soft. Accanto ai cyber-attacchi che provano a rendere irraggiungibili i siti nemici, molti canali televisivi sono stati messi fuori servizio. E’ il caso di Black Sea Tv, voce indipendente della Crimea, oggetto di diversi attacchi, tra cui il lancio di molotov all’interno della redazione e l’oscuramento delle frequenze televisive. Dall’altra parte, anche in Ucraina le voci filorusse vengono sistematicamente censurate, fino ad arrivare ai casi di violenza più estrema come quando nei giorni scorsi Aleksandr Panteleymonov, direttore della televisione nazionale, è stato aggredito da un gruppo di cinque persone (tra cui anche un deputato di estrema destra) per aver trasmesso il discorso di Putin sull’annessione della Crimea. Panteleymonov è stato costretto sotto minaccia a firmare la lettera di dimissioni. Il filmato dell’aggressione è stato poi pubblicato online.

Il ruolo dei social media -  Al di là delle tv, un ruolo centrale lo ricoprono sempre di più i social media. In particolare VKontakte, LiveJournal e Facebook, che da sempre sono molto popolari nell’area, a cui di recente si è aggiunto anche Twitter. Con l’ultima crisi, quest’ultimo “è diventato davvero molto popolare”, ha sottolineato Christopher Miller, direttore del sito Kyiv Post. “Giornalisti che prima non lo usavano ora hanno aperto un account e hanno tra le 30 e i 40.000 follower. Anche io ora ne 20.000 e prima della crisi ne avevo solo 1000”. Il boom dei social media va, comunque, contestualizzato a uno scenario in cui Internet raggiunge solo una parte della popolazione: il 33% in Ucraina e il 53% in Russia (dati World Bank).

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