Big Bang, scoperte le tracce dell'espansione cosmica

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A dare l’annuncio è stata l’Università di Harvard. La conferma è una delle più attese della fisica contemporanea perché dimostra che c'è stata effettivamente un'epoca in cui l'universo ha cominciato a espandersi nella cosiddetta "fase di inflazione"

Sono stati scoperti i primi “tremori” del Big Bang, ossia gli effetti prodotti dalla grande esplosione che ha dato origine all'universo e al processo di espansione attivo ancora oggi. L'annuncio, basato sui dati dell'esperimento Bicep 2, è stato dato dall'università di Harvard. La conferma è una delle più attese della fisica contemporanea, ossia che c'è stata effettivamente un'epoca in cui, istanti dopo il Big Bang, l'universo ha cominciato a espandersi nella cosiddetta "fase di inflazione".
I dati confermano anche in modo indiretto l'esistenza delle onde gravitazionali, le perturbazioni previste dalla teoria della come onde che si propagano in uno stagno, da fenomeni violenti come il Big Bang o l'esplosione delle supernove. 

Bignami (Inaf): un risultato fantastico
- Un risultato "fantastico", "stupendo", lo ha definito il presidente dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) Giovanni Bignami. Ma, nell'attesa che ulteriori dati confermino la scoperta, l'astrofisico incrocia le dita: "Speriamo che sia vero". "Finalmente - afferma Bignami in una nota - abbiamo un'idea di come ha fatto l'Universo a diventare così grande così in fretta. Tutti hanno sempre creduto alla inflazione come l'unica soluzione possibile, ma averne una prova osservativa, anche se indiretta, è fantastico. Speriamo che sia vero, anche perché, per buona misura, abbiamo avuto la conferma che le onde gravitazionali sono il modo di vedere l'Universo quando era invisibile, cioè opaco alla luce con la quale facciamo da sempre astronomia".
Sempre che i dati di Harvard vengano confermati da ulteriori ricerche, quello di oggi è un "risultato stupendo - aggiunge Bignami - degno coronamento del lavoro europeo ed italiano con la missione spaziale Planck", il satellite dell'Agenzia spaziale europea (Esa) andato in pensione lo scorso autunno dopo aver studiato per oltre quattro anni la radiazione cosmica di fondo per migliorare le nostre conoscenze sull'origine dell'Universo.

Masiero (Infn): una conferma importante - ''E' una conferma importante'', ha detto il vicepresidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Antonio Masiero, commentando i dati dell'esperimento. ''Il segnale rilevato è molto più forte di quello atteso da molti cosmologi e indica la polarizzazione dei fotoni della radiazione primordiale, dovuta al passaggio delle onde gravitazionali prodotte nei primi istanti di vita dell'universo''. Vale a dire che l'esperimento Bicep non ha visto direttamente le onde gravitazionali, ma ha rilevato la loro firma nella radiazione cosmica di fondo generata dal Big Bang. ''E' la seconda prova indiretta dell'esistenza delle onde gravitazionali'', prosegue Masiero. La prima prova indiretta risale alle osservazioni fatte negli anni '70 da Russell Hulse e Joseph Taylor, entrambi premiati con il Nobel nel 1993. I due avevano scoperto la prima traccia delle onde gravitazionali prodotte da una stella binaria.

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