Venezuela, i social media tra denuncia e manipolazione

Una foto condivisa su Instagram che invita a utilizzare in maniera responsabile i social media. A destra i tweet degli attuali leader politici venezuelani.
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Mentre sale il numero dei morti, le proteste contro Maduro continuano ad agitare il Paese. Intanto Twitter e Facebook diventano terreno di scontro tra i leader politici e i loro supporter. Tra campagne virali e censure, circolano anche immagini “false”

di Nicola Bruno

Da una parte ci sono i giornali e le tv, facilmente controllabili da parte del governo. Dall’altra i social media come Twitter e Facebook che in Venezuela sono da sempre molto popolari e stanno quindi giocando un ruolo centrale nelle proteste che agitano il paese da circa un mese, con un drammatico bilancio di civili uccisi (13 secondo le fonti ufficiali, 50 secondo Maduro) (Guarda la TIMELINE interattiva realizzata da Mashable).
Oltre ad essere utilizzati dalle opposizioni per diffondere notizie che difficilmente sarebbero riprese dai media tradizionali, Twitter e Facebook stanno anche diventando un terreno di scontro tra i principali leader politici che ormai comunicano tra di loro per lo più con messaggi di 140 battute. In tutto ciò, si fanno spazio anche le manipolazioni, con molte foto false condivise sui social media come “prova” di eventi accaduti però altrove.

A tutto tweet
- Sia le forze governative che quelle all’opposizione hanno lanciato i propri hashtag per mobilitare i simpatizzanti sui social media. Per ora i più popolari sono #prayforVenezuela e #sosVenezuela, entrambi utilizzati dalle opposizioni, ma anche da un lungo elenco di celebrità (tra cui Madonna, Rihanna e il tennista Nadal).


Altrettanto virale è poi diventato #24FGranBarricadaNacional, riferito alle manifestazioni di lunedì scorso. Anche i manifestanti pro-governo hanno il proprio hashtag: è #tropa, che significa “truppa” e viene utilizzato sia per organizzare le contro-manifestazioni che per raccogliere casi di manipolazioni.

Lo scontro tra i leader - A dare visibilità a Twitter è anche l’utilizzo frequente che ne fanno i leader politici. Con oltre 1,8 milioni di follower, Nicolàs Maduro usa spesso il proprio account per attaccare l’opposizione e retwittare i messaggi dei propri simpatizzanti. Conta ancora più seguaci il leader dell’opposizione Leopoldo Lopez, il cui account è tra quelli con la più alta crescita (ora è arrivato a quota 2,7 milioni). Entrambi si parlano spesso a mezzo Twitter, in maniera più o meno diretta:

Lopez: “Te lo dico Maduro, sei un codardo. Né la mia famiglia, né io dialogheremo mai con te. Alla mia famiglia: forza, vi amo”.


Maduro: “Ho lavorato tutto il giorno a Miraflores, la Casa del Potere Popolare, per proteggere la pace dagli attacchi dei fascisti”.


Anche Henrique Capriles, leader dell’altro partito di opposizione, usa il suo seguitissimo account (più di quattro milioni di follower) per comunicare direttamente con Maduro.

Capriles: “Oggi nessun incontro con Nicolas, Dopo tutte queste bugie e insulti, chiederemo alle nostre comunità se assistere”.


Immagini virali - Con questa forte politicizzazione dei social media, è facile che Twitter e Facebook vengano utilizzati non solo per condividere contenuti di denuncia, ma anche per veicolare notizie poco affidabili. Il sito Kaos en la Red (che appartiene a una associazione culturale anti-capitalista) ha raccolto decine di esempi di immagini che stanno diventando virali tra gli oppositori, ma risalgono in realtà ad altri contesti. Una foto con presunte violenze della polizia a carico dei manifestanti è in realtà stata scattata durante le manifestazioni in Cile.


Un’altra immagine che mostra i poliziotti sparare sulla folla risale al 2010. Ci sono poi immagini pubblicate da siti stranieri come prova di “fascismo puro e duro” in Venezuela, ma che in realtà si riferiscono alle proteste in Egitto.
Non solo l’opposizione, comunque. Come mette in luce il sito Global Voices, anche i supporter di Maduro utilizzano immagini per manipolare l’opinione pubblica. Di recente il sindaco di una municipalità di Caracas ha pubblicato una foto con una marea di manifestanti pro-governo e l’hashtag “Siamo un esercito di pace”. In realtà si tratta di una manifestazione di molti anni prima.

Uso responsabile - Anche per far fronte a tutte queste manipolazioni, si stanno moltiplicando gli appelli per usare in maniera consapevole i social media. Sia attraverso pagine (come Venezuela Sin Mentiras) che raccolgono i casi di immagini manipolate, ma anche attraverso guide o immagini che invitano a verificare sempre una foto prima di condividerla online.



Tentativi di censura? - In tutto ciò i social media restano l’unico canale attraverso cui l’opposizione può far sentire la propria voce e denunciare i casi di violenza. Non sempre però le connessioni Internet funzionano come dovrebbero. Lo scorso 12 febbraio, proprio quando a Caracas era in corso una protesta degli studenti, su Twitter era impossibile caricare immagini. Il blocco è stato confermato anche dalla stessa Twitter, che ha poi fornito indicazioni su come pubblicare i messaggi con gli Sms. La censura opera spesso in maniera mirata: di recente Internet è saltata a San Cristobal, cittadina universitaria da cui hanno preso piede le proteste. Molti attivisti hanno poi segnalato il blocco di Zello, app che trasforma i telefoni in walkie-talkie e così permette a più di 500 persone di comunicare sullo stesso canale. Nelle ultime settimane è stata scaricata più di 150.000 in Venezuela.

Social Venezuela - Diverse ricerche hanno mostrato la forte diffusione dei social media nel paese: secondo i dati 2013 di Comscore, su una popolazione Internet di 8,5 milioni di utenti, ci sono 7,2 milioni di utenti unici per Facebook e 2,5 milioni per Twitter. Numeri questi ultimi che, secondo un altro studio, fanno del Venezuela il quarto paese al mondo per penetrazione di Twitter.
Questa popolarità ha contribuito a portare lo scontro politico dalle strade alla rete. Anche perché, come ha dimostrato un recente sondaggio di Pew Global, i social media venezuelani costituiscono per molti uno strumento di discussione: il 49% degli utenti li utilizza per confrontarsi sui temi politici, mentre il 74% ha scoperto proprio da un profilo Facebook o Twitter che un conoscente simpatizzava per un altro partito.

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