Marò, nuovo rinvio. Le mogli a Sanremo: ingiustizia continua

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La Corte suprema indiana ha deciso di aspettare che il governo prenda una posizione sull'applicabilità della legge anti-pirateria. Mauro: "Sdegno". Bonino: "Richiamato l'ambasciatore". Le due compagne dei militari all'Ariston: "Sono innocenti"

Ancora un rinvio per il caso dei Marò (LE TAPPE). La Corte Suprema indiana, che deve decidere l'imputazione dei due fucilieri di marina trattenuti in India da oltre due anni, ha infatti deciso di aggiornare l'udienza del 18 febbraio al giorno 24. Il rinvio è stato disposto in attesa di una risposta scritta del governo di New Delhi sull'applicabilità o meno per Salvatore Latorre e Massimiliano Girone della Sua Act (la legge antiterrorismo) ma senza la specifica richiesta di pena di morte.
Immediata la reazione dell'Italia che ha disposto il ritorno a Roma dell'ambasciatore e ha criticato la "manifesta incapacità" delle autorità indiane.


Bonino, "manifesta incapacità dell'India a gestire vicenda" - "A fronte dell'ulteriore, inaccettabile rinvio deliberato in mattinata dalla Corte Suprema dell'India dell'esame del caso dei fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, e della manifesta incapacità indiana di gestire la vicenda, l'Italia proseguirà e intensificherà il suo impegno per il riconoscimento dei propri diritti di Stato sovrano, in conformità con il diritto internazionale. L'obiettivo principale dell'Italia resta quello di ottenere il rientro quanto più tempestivo in patria dei due fucilieri": così si è espressa in una nota il ministro degli Esteri Emma Bonino. "La misura è colma - ha invece affermato il ministro della Difesa Mario Mauro -  Su questo caso non c'è giustizia: siamo di fronte a un comportamento ambiguo e inaffidabile delle autorità indiane". E ha espresso "sdegno per il rinvio indiano e condivisione per la decisione di richiamare a Roma l'ambasciatore italiano in India Mancini per consultazioni" (VIDEO).
Ed è intervenuto anche  il commissario europeo all'Industria Antonio Tajani.

Governo indiano diviso - Nel corso dell'udienza il procuratore generale E. G. Vahanvati, ha riconosciuto in aula, che il governo indiano, pressato dalla comunità internazionale - preoccupata che l'accusa di terrorismo contro i militari italiani possa mettere in crisi l'intero impianto delle missioni internazionali anti-pirateria - è diviso sul tema: "C'e' un dibattito tra il ministro degli Esteri, dell'Interno e della Giustizia - ha spiegato - e abbiamo ancora bisogno di tempo per decidere".

De Mistura: "Intollerabile tecnica dilatatoria" - In apertura del dibattimento la difesa dei due militari italiani aveva ribadito che il Sua Act è inapplicabile e chiesto con forza, di fronte alle lungaggini giudiziarie indiane, il rientro in patria dei due marò, ormai da due anni trattenuti in India senza ancora alcun capo di imputazione. "Non è che con questa tattica dilatoria e qualche minima concessione l'India riuscirà a calmare il nostro sdegno" ha spiegato l'inviato del governo italiano, Staffan de Mistura. "Rinviino pure quanto vogliono, ma adesso - ha aggiunto -  a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone deve essere concesso di lasciare l'India".

A Sanremo le mogli dei marò: "Siamo qui per dar voce a un'ingiustia" - L'obiettivo è che "questo messaggio vada oltre i confini italiani. E' un'ingiustizia che due militari italiani abbiano subito un inganno dal governo" indiano. Lo dicono Vania Ardito e Paola Moschetti, rispettivamente moglie di Salvatore Girone e compagna di Massimiliano La Torre, i due marò detenuti in India, durante la conferenza stampa del festival di Sanremo.
Le due donne, invitate dal Comune per sensibilizzare sulla vicenda dei due fucilieri, si sono presentate tenendo ben in vista i foulard di colore giallo e con il simbolo del battaglione San Marco al quale appartengono Girone Latorre.
"Erano lì perché impegnati in una missione internazionale contro la pirateria navale l'abuso che subiscono da 24 mesi con continui rinvii della decisione è inaccettabile. Due anni con 27 rinvii. E questa vicenda riguarda tutti i militari del mondo perché questa vicenda costituisce un precedente gravissimo".





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