Luxuria a Sochi, bloccata ancora e poi rilasciata

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L'ex parlamentare è stata fatta salire su un'auto da agenti in borghese mentre stava per entrare nello stadio di hockey vestita coi colori dell'arcobaleno. Con lei due inviati delle Iene. Poco dopo sono stati "abbandonati" lungo una statale. FOTO

Dopo il fermo per un controllo nella serata del 16 febbraio,  Vladimir Luxuria è stata di nuovo bloccata a Sochi da poliziotti e agenti in borghese mentre stava per entrare nello stadio di hockey per assistere a una finale dei Giochi olimpici (FOTO). La transgender, vestita con i colori arcobaleno, era munita di regolare biglietto e pass quando è stata allontanata dallo stadio e fatta salire su un'auto insieme agli inviati delle Iene Pio D'Antini e Amedeo Grieco.
"Voglio dire al presidente Putin che non va bene solo organizzare con il massimo della tecnologia le Olimpiadi ma bisogna anche avere un'apertura mentale", aveva detto Vladimir Luxuria appena entrata al parco olimpico.

Rilasciati lungo una statale - Poco dopo, Luxuria e i due inviati delle Iene sono stati  però "abbandonati" lungo una statale. Questo quanto riferito da Amedeo Grieco, uno dei due inviati del programma tv.


"Prima ci hanno caricato in malo modo su un'auto dell'organizzazione olimpica, diversa da quella di Luxuria, poi ci hanno portato fuori del parco olimpico e dopo un paio di chilometri ci hanno abbandonato in campagna, lungo una statale, in modo poco ortodosso e senza alcuna spiegazione", ha raccontato Grieco all'agenzia Ansa. "Abbiamo tentato di parlare in inglese ma loro hanno parlato in russo e l'unica cosa che abbiamo intuito è che dovevamo stare zitti, fermi e chiudere i telefoni", ha proseguito. "A me e a Luxuria hanno sequestrato anche il pass per entrare nel parco olimpico", ha aggiunto. "Siamo tutti provati, domani mattina ritorniamo in Italia con il volo che avevamo prenotato", ha concluso.

Luxuria era stata fermata anche il 16 febbraio - L’ex parlamentare di Rifondazione comunista era già stata fermata ieri 16 febbraio a Sochi mentre esponeva una bandiera con scritto "Gay è ok". "Sono stata portata in caserma per un controllo, poi mi hanno chiesto di non esibire scritte legate alla propaganda gay", aveva raccontato, riferendo di non aver ricevuto "alcuna contestazione formale".

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