L'ira di Bonino: né i marò né l'Italia sono terroristi

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"La Sua Act è inaccettabile". Così il ministro degli Esteri commenta l'ipotesi di applicazione della legge antiterrorismo in India. "Abbiamo parecchi assi nella manica" aggiunge. Cresce l'attesa per la decisione della Corte suprema indiana

La delicata vicenda dei Fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone (LE FOTO e I VIDEO) torna all'attenzione della Corte Suprema indiana che lunedì 10 febbraio ascolterà dal procuratore generale G.E. Vahanvati su quali basi la polizia investigativa Nia sarà autorizzata a presentare i capi di accusa riguardanti l'incidente del 15 febbraio 2012, al largo del Kerala, in cui morirono due pescatori indiani (LA CRONOLOGIA). Cresce l'attesa dunque. E anche la tensione, con il ministro degli Esteri Emma Bonino che decide di mandare chiari messaggi a New Delhi: "L'Italia non è uno Stato terrorista, né lo sono i suoi rappresentanti", l'ipotesi di applicare il Sua Act, la legge antiterrorismo, è pertanto "inaccettabile".

Sua Act, la legge antiterrorismo - Il ministero dell'Interno indiano potrebbe infatti ufficializzare la volontà, anticipata da un portavoce, di usare una versione "light" della Legge anti-pirateria (Sua Act), senza l'articolo che prevede la pena di morte per chi uccide "in modo illegale o intenzionale" una persona su una nave indiana. Al suo posto la Procura si concentrerebbe su un altro articolo che genericamente parla di "violenze", mantenendo però lo stesso contesto di "azione terroristica".

Bonino: i marò e l'Italia non sono terroristi - Ma all'Italia "non basta" che sia stata esclusa la possibilità di una condanna a morte. "Questo deve essere scontato. Lo Stato italiano non può accettare di essere preso per terrorista", ribadisce la titolare della Farnesina, che già l'8 febbraio si era detta "indignata" dall'eventualità - sempre meno remota - di un processo per terrorismo ai due fucilieri di Marina accusati della morte di due pescatori del Kerala.
Bonino non minaccia espressamente ritorsioni, né svela le mosse che il governo intraprenderà alla luce delle decisioni di lunedì 10. Ma fa capire chiaramente che l'Italia è pronta a reagire e che ha "parecchi assi nella manica". Compreso quello di "fare leva sulla solidarietà europea e internazionale" conquistata nei mesi scorsi con un lavoro "paziente e impegnativo", quando non era affatto "scontata". "L'India - ammette il ministro - è un grande paese con legami solidi con tantissimi Paesi", ma adesso "questo sforzo" di aver portato il caso sulla scena internazionale "lo utilizzeremo a fondo".
A partire dal 10 febbraio dunque, "tutte le opzioni sono sul tavolo". E il governo italiano non accetterà nemmeno un ennesimo rinvio della giustizia indiana: se il giudice deciderà in tal senso, "dovrà essere breve in ogni caso", e nel frattempo "tutta la macchina di reazione si metterà in moto", avverte il capo della diplomazia italiana.

Nessun capo di imputazione dopo 2 anni
- Sono infatti già passati due anni da quel 15 febbraio 2012, quando Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, imbarcati sulla nave commerciale Enrica Lexie in missione antipirateria, rimasero coinvolti nella morte dei due pescatori scambiati per pirati. "E' inaccettabile - dice ancora Bonino - che dopo due anni non ci sia ancora un capo di imputazione", una situazione che "getta un po' tutti nello sconcerto, anche i nostri alleati".
"Certamente l'India è in campagna elettorale", ricorda infine il ministro, definendo "plausibili" alcune ricostruzioni secondo cui Latorre e Girone sarebbero ostaggio della politica indiana, finiti negli ingranaggi di una manovra contro Sonia Gandhi a capo del partito del Congresso oggi al potere. "Ma il punto è un altro: il punto è lo stato di diritto e la legge. Elezioni o no, non devono essere fatte pagare sulle spalle dei marò".

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