India, i marò rischiano 10 anni. Bonino: "Indignata"

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Secondo indiscrezioni, nell'udienza del 10 febbraio New Delhi dovrebbe invocare la legge anti-pirateria ma senza chiedere la pena di morte. Il ministro: "Il nostro impegno di riportare a casa Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è più forte che mai"

Secondo fonti del ministero degli Interni indiano, New Delhi avrebbe rimesso sul tavolo  l'ipotesi dell'applicazione della legge anti pirateria Sua Act per il caso di Massimiliano Latorre eSalvatore Girone accusati di aver ucciso due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala, il 15 febbraio 2012 (LE TAPPE).
Nell'udienza in Corte Suprema di lunedì 10 febbraio contro i due fucilieri di Marina, l'India non dovrebbe però invocare l'articolo della legge che comporta la pena di morte, bensì di ripiegare su un'imputazione che evoca genericamente "violenze" sulle navi e che prevede una pena fino a dieci anni di carcere.
E' stato il portavoce degli Interni Kuldeep Dhatwalia a confermare all'ANSA che il Ministero stesso avrebbe in effetti autorizzato la polizia Nia a perseguire i due marò "in base al Sua Act, ma senza invocare la pena capitale".

Bonino indignata - Le anticipazioni sono state commentate in modo molto fermo dal ministro degli esteri Emma Bonino, che si è detta "interdetta e indignata". Se sarà confermata "l'applicazione (del Sua Act, ndr) sarà contestata in aula dalla difesa italiana nella maniera più ferma", ha assicurato il ministro. "Il governo ritiene sconcertante il riferimento (alla legge antipirateria indiana, ndr) e farà valere con forza e determinazione in tutte le sedi possibili l'assoluta e inammissibile incongruenza di tale impostazione anche rispetto alle indicazioni a suo tempo fornite dalla stessa Corte Suprema indiana", ha aggiunto.

Violenza non più omicidio -
Il comma che prevede la pena di morte è il 3 comma g-1, secondo cui "chiunque provoca la morte di una persona, sarà punito con la morte". Invece, l'art.3 comma a-1, si limita a sostenere che "chi illegalmente e intenzionalmente commette un atto di violenza (...) sarà punito con la prigione per un periodo che può giungere fino a dieci anni ed è sottoponibile a multa".
La scelta, concordano osservatori e stampa indiani, disinnesca una mina che era difficilmente sostenibile nei confronti di Italia e Ue, alla luce anche delle assicurazioni fornite a nome del suo governo dal ministro degli Esteri Salman Khurshid sulla non applicabilità nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone della pena capitale.

L'Italia respinge l'applicazione del Sua Act - Ma quello percorso è solo parte del cammino che l'Italia si aspettava fosse percorso, perché la spina dorsale dell'impianto accusatorio resta affidata al Sua Act, concepito come legge di repressione del terrorismo. "Il Sua Act è per noi una "linea rossa' e lo respingiamo", ha ripetutamente dichiarato al riguardo l'inviato del governo, Staffan de Mistura.
Ed il vice-presidente della Commissione europea, Antonio Tajani, in un tweet ha ribadito che "i marò non sono terroristi, non sono pirati. Inapplicabile la Sua Act, anche senza l'ipotesi di pena di morte. Sarebbe un processo ingiusto".
C'è da aspettarsi che i difensori dei marò contrasteranno la settimana prossima in Corte Suprema la mossa del procuratore generale G.E. Vahanvati sottolineando che "l'Italia non accetta che suoi militari siano processati come terroristi", ricordando di nuovo che questa legge non fa parte dei quattro strumenti indicati dalla Corte Suprema per processare Latorre e Girone.

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