Ucraina: ok ad amnistia, ma stop all’occupazione dei palazzi

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Il Parlamento ha approvato una legge che consente il rilascio dei manifestanti antigovernativi arrestati per i disordini. Per essere applicata è però necessario che gli insorti sgomberino gli edifici. Ma la tensione resta alta: ucciso un poliziotto

Con una mossa a sorpresa, la maggioranza parlamentare ucraina ha approvato nella tarda serata del 29 gennaio una legge di amnistia per i manifestanti antigovernativi. Ma per essere applicata, è necessario che gli insorti sgomberino gli edifici pubblici occupati e smantellino le barricate. La nuova legge potrebbe portare a un alleggerimento delle tensioni, ma non è la soluzione condivisa che tutti auspicavano per mettere fine alla crisi politica e alle violenze di queste settimane che hanno messo a ferro e fuoco il Paese facendo profilare lo spettro di una guerra civile. Resta infatti da chiarire se gli antigovernativi saranno disposti a sotterrare l'ascia di guerra. A votare a favore sono stati 232 dei 416 deputati presenti in aula, ma i parlamentari dell'opposizione - prima di astenersi sul voto - hanno fortemente criticato la presa di posizione della maggioranza, che dopo ore e ore di braccio di ferro ha deciso di far passare la propria proposta ignorando le richieste degli avversari politici di un'amnistia "senza condizioni".

E intanto la tensione nel Paese resta altissima: si è addirittura arrivati allo scontro interno alla piazza anti-Yanukovich di due fazioni nazionaliste rivali, mentre un poliziotto è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in un parco della periferia di Kiev. Il presidente russo Vladimir Putin in tutto questo non pare più così sicuro di voler continuare ad aiutare economicamente l'Ucraina. Il 28 gennaio a Bruxelles aveva detto che il finanziamento da 15 miliardi di dollari e la riduzione di un terzo del prezzo del gas non sono "a favore di un particolare governo". Poi, il giorno dopo, ci ha ripensato e ha deciso di attendere la formazione del nuovo governo ucraino prima di onorare la promessa di nuovi aiuti economici a Kiev, anche perché l'Ucraina è finanziariamente in ginocchio e sembra non sia in grado di onorare i suoi debiti per il gas russo (che hanno raggiunto i 2,7 miliardi di dollari) nonostante lo sconto concessole a dicembre. Ma ovviamente Mosca vuole aspettare soprattutto perché non ha alcuna intenzione di aiutare un Paese che, dopo un eventuale cambio al vertice, potrebbe decidere di tornare sulla strada dell'integrazione europea (e magari verso le braccia della Nato) allontanandosi dal progetto putiniano dell'Unione euroasiatica, una sorta di spazio economico post-sovietico che il leader del Cremlino vuole mettere in piedi a partire dal 2015. L'Ucraina resta d'altronde un tassello fondamentale di questo progetto, e Putin è tornato a condannare "le ingerenze" occidentali nel Paese.

A portarsi avanti nell'adempimento dello sgombero dei palazzi del potere, prima che la legge d'amnistia fosse approvata, ci hanno comunque pensato i militanti del partito ultranazionalista 'Svoboda' (uno dei tre maggiori dell'opposizione) che, ritenendo di poter trattare col governo la liberazione di alcuni propri attivisti, hanno fatto irruzione nel ministero dell'Agricoltura, occupato dai paramilitari di 'Spilna Sprava', che pure sono a loro volta antigovernativi e nazionalisti. Quelli di 'Svoboda' avrebbero usato granate assordanti e pistole contro i rivali ferendo alcuni degli occupanti, uno dei quali sarebbe ora ricoverato in ospedale dopo essere stato colpito con dei proiettili di gomma. Un approccio brutale, ma efficace: il ministero dell'Agricoltura è stato sgomberato, anche se la violenza per ora non si stempera, in un clima di paura.

Uscire da questa crisi è peraltro di vitale importanza per Kiev, anche perché l'economia ne sta risentendo negativamente, e l'agenzia Standard & Poor's ha tagliato il rating del Paese da 'B-' a 'CCC+'. Dopo un incontro con Yanukovich, il capo della diplomazia Ue, Catherine Ashton, ha chiesto la fine della "violenza" e delle "intimidazioni" in Ucraina, "da qualunque parte provengano". Da parte sua anche la cancelliera Angela Merkel ha sollecitato una soluzione pacifica in colloqui telefonici con Putin e lo stesso Yanukovich, mentre da Bruxelles il premier Enrico Letta, ha ribadito che "la violenza e la repressione non sono la strada". Ma intanto nel pomeriggio del 29 gennaio le ex unità di autodifesa di Maidan hanno istituito una loro 'Guardia nazionale': giurando di essere pronte a "dare la vita per il popolo ucraino".

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